Ferrara, 17 febbraio 2017 - Fuggono dalla povertà in Nigeria e, prese al laccio dei riti voodoo che le inchiodano a giuramenti di soldi, finiscono a vendersi per pochi euro sulle strade ferraresi. Una drammatica realtà emersa con forza negli ultimi episodi di cronaca e legata a doppio filo con il flusso dei richiedenti asilo. La tratta delle schiave passa infatti sempre più attraverso i barconi dei profughi. Le reti criminali le agganciano al loro arrivo in Italia e seguono nei centri di accoglienza per poi avviarle alla prostituzione.

«Le forze dell’ordine segnalano che alle ragazze appena sbarcate viene spesso dato un recapito telefonico di personaggi residenti proprio sul nostro territorio», rivela Monica Minghini dell’assessorato alla sanità, servizi alla persona, politiche familiari. La questione è anche al centro della recente relazione del ‘Centro Donna Giustizia’, gestore per il Comune del progetto ‘Oltre la strada’.

I numeri della prostituzione sono eloquenti. Rispetto al 2015, dove la presenza su strada era per il 40% rumene e per il 27% nigeriane, l’anno scorso «c’è stata un’inversione con una netta maggior presenza di nigeriane (49%) e un calo di rumene (31%)». In gran parte «sono molto giovani - sottolinea lo studio -: tra i 18 e i 25 anni dichiarati». Hanno una «padronanza minima dell’italiano» e, a differenza dell’anno precedente, risultano «per la maggior parte alla prima esperienza in strada».

Emerge quindi il collegamento con gli sbarchi: «Le ragazze arrivano da Edo State (Benin City) e Uromi, Delta State. Passano per la Libia e sbarcano in Sicilia o Calabria. Da lì poi sono dirottate soprattutto nel nord». Nella prima parte del 2016 spesso le ragazze «hanno riferito di arrivare da altri territori dove avevano iniziavano a prostituirsi». Nella seconda parte dell’anno invece «emerge come Ferrara sia il primo territorio di esercizio e di tentativo di regolarizzazione con richiesta di asilo». «I flussi migratori - conclude il rapporto - hanno ripercussioni evidenti sul numero di presenze in strada che, nonostante il ridimensionamento del fenomeno dal fronte rumeno e albanese, è aumentato rispetto al passato».