Ferrara, 29 gennaio 2017 - Attirato fuori dall’ufficio con una scusa, legato e imbavagliato con del nastro da pacchi, malmenato e derubato. Dulcis in fundo, i banditi lo hanno abbandonato sul pavimento della gioielleria, solo e dolorante. Una rapina violenta che, pur con epilogo ben diverso, non può non ricordare – almeno nelle modalità – il caso Tartari. Stavolta però, dopo qualche ora di angoscia, la salvezza ha bussato alla porta del negozietto a due passi dal centro. La figlia del malcapitato esercente, non vedendolo rientrare a casa a mangiare, è andata a cercarlo in negozio, scoprendo quanto era accaduto. «Mi ha chiamato mia madre intorno all’ora di pranzo – racconta Linda Giulianelli, titolare insieme al padre Marco della gioielleria ‘Aurum’ di corso Porta Mare –. Era preoccupata perché mio padre non era ancora rientrato. Non ritarda mai, e se succede, avvisa. Ho subito pensato male».

MA QUELLO che Giulianelli immaginava («pensavo si fosse sentito male»), non si avvicina nemmeno lontanamente alla realtà dei fatti. «Appena ho aperto la porta – racconta – ho sentito mio padre gridare ‘aiuto’. Sono entrata nell’ufficio e l’ho trovato rannicchiato in un angolo con le mani e i piedi legati. Era disidratato e aveva male a una gamba». Per comprendere come si è arrivati a tanto, in pieno giorno e a due passi dal cuore della città, bisogna tornare indietro di qualche ora. Per l’esattezza a metà della mattina di ieri. Dietro il banco di ‘Aurum’, c’è solo Marco Giulianelli. L’uomo, 73 anni, si trova nell’ufficio, separato dall’ingresso del locale da un vetro. A un tratto entrano due individui. Gli dicono che hanno un quadro da mostrargli. La passione per l’arte fa cadere Giulianelli dritto nella trappola. Esce dall’ufficio per raggiungere i due finti clienti. Ma non appena apre la porta che separa le due parti del negozio, si ritrova all’inferno.

I DUE banditi, come due furie, gli piombano addosso. Uno lo blocca dal davanti, l’altro da dietro. Lo spingono di nuovo nell’ufficio. Spunta un rotolo di nastro da pacchi. Gli legano i polsi e le caviglie. Poi qualche giro sulla bocca, per non farlo gridare. Nella colluttazione, parte anche qualche botta, giusto per mettere le cose in chiaro. A quel punto, neutralizzato il gioielliere, i banditi hanno campo libero. Si impossessano dei preziosi che ci sono in cassaforte (un chilo e mezzo d’oro), del contante (tra i 10 e i 15mila euro) e del cellulare del gioielliere. Avuto ciò che volevano, fuggono, lasciando il malcapitato immobilizzato sul pavimento. «Ho telefonato in negozio ma non rispondeva – prosegue la figlia –. E il cellulare era staccato. Quando l’ho trovato era sotto choc e aveva un forte dolore alla gamba». In Porta Mare arrivano i carabinieri e un’ambulanza. Il 73enne viene soccorso e trasportato all’ospedale di Cona. I carabinieri lo hanno subito ascoltato per cercare di tracciare un identikit dei rapinatori che, secondo le prime testimonianze, avrebbero agito rapidamente, con fermezza e a volto scoperto. Insomma, da veri professionisti del crimine.