Ferrara, 2 novembre 2017 - «Arrivano i nostri!». Invece che a cavallo di un caval, come recita la canzoncina anni ’50, su un furgone attrezzato con un cassonetto. Di fronte a calotte inceppate (o, tecnicamente, in stand-by), all’accumularsi di sacchetti di pattume gettato senza remore fuori dai cassonetti, e all’estendersi della protesta, Hera ha attivato un ulteriore servizio. Mezzi della ‘B & G’ (Brodolini), i cui addetti hanno il compito, letteralmente, di prendere il pattume da terra e metterlo dentro i cassonetti; anche laddove, in molti casi, le calotte sono perfettamente funzionanti.

Ma anche così, la missione, se non impossibile, si prospetta ardua: perché la quantità di rifiuti abbandonati è sinceramente sbalorditiva, specie in zone della città in cui nel recente passato non si vedevano traboccare neppure i cestini della carta: basta un giro, al seguito proprio del mezzo della Brodolini, nella zona tra via Arianuova, via XXV Aprile, via Bagaro, per trovarsi di fronte a uno scenario imbarazzante. Sacchetti accatastati, involucri contenenti anche tracce di cibo (con il cassonetto dell’organico a pochi metri, e per il quale non c’è bisogno di tessera), cassette di legno, plastica. In via Lionello d’Este, all’ingresso di due condomini, il cumulo del pattume arriva a metà dei cassonetti, e si spande nella strada.

La puzza è notevole, e la sensazione (ma anche qualcosa di più) è che tutto ciò possa da fare da richiamo per topi e blatte. L’addetto del servizio rifiuti riempie il cassone del furgone, riparte sgommando, perché di lì a poche centinaia di metri c’è un’altra discarica (in via Tito Strozzi) che necessita di bonifica. È così da giorni, dice il ragazzo volonteroso, e non si capisce cosa potrà invertire la tendenza. Perché se è vero che in molti casi le calotte vanno in tilt (ieri segnalati problemi tra Piazza Ariostea, via Boiardo, e via Camicie Rosse nella zona di via Bologna), il fenomeno sembra assumere sempre più i contorni di una ribellione, o quanto meno di un dispetto collettivo.

Evidente, pervasivo. Ma anche, per certi versi bizzarro: perché proprio mentre la zona tra via Arianuova e le Mura sembrava una succursale (fortunatamente ancora rimediabile) della ‘terra dei fuochi’, a poche centinaia di metri tutta la zona Gad – tradizionalmente associata al degrado e alla sporcizia – pareva la Svizzera. Calotte funzionanti, neppure un sacchetto fuori posto, persino l’erba dei parchi sembrava essere stata pettinata con cura. Forse un caso, forse un effetto indiretto della presenza dell’esercito, forse anche in questo caso un dispetto (da parte di chi, accusato di contribuire al degrado, ora i rifiuti se li tiene in casa), forse quel che è o quello che non è.

Battute a parte, è evidente il supplemento d’impegno da parte di Hera. Oltre agli addetti per mettere nei cassonetti quello che viene lasciato fuori, in azione le guardie ecologiche che spiegano in tempo reale ai cittadini come conferire correttamente i rifiuti, e tecnici dell’azienda che con una propria tessera di servizio sbloccano le calotte in tilt, quando scattano le segnalazioni da parte degli utenti.