Ferrara, 1 novembre 2017 - Calotta dura e senza paura: è lo slogan, ideale, della (mezza) rivoluzione della raccolta rifiuti. Una cambiamento che parla la lingua di Ferrara, la città da cui parte: niente termini tecnici, niente odiato inglese con quelle parole e suoni entrati con prepotenza nel dizionario ma incomprensibili a molti, ma è buon vecchio dialetto quello che un dirigente dei servizi ambientali di Hera usa per rivolgersi ai concittadini in un video che gira sul web in cui si spiega come usare i nuovi cassonetti. La città estense è il primo capoluogo dell’Emilia Romagna su cui Hera e Comune, da gennaio, applicheranno la cosiddetta ‘tariffa puntuale’, quella in cui più differenzi e meno paghi.

Ma il nuovo metodo per il conferimento del pattume, con i temuti e contestatissimi cassonetti muniti di ‘calotta’, da settimane ha creato il subbuglio. Per aprire il bidone serve una tessera (la Carta Smeraldo) in fase di distribuzione a 70mila famiglie; il congegno è stato già sperimentato in alcuni quartieri, e gradualmente sono stati sostituiti oltre 1200 cassonetti per la raccolta dell’indifferenziata. Unica a poter essere gettata, appunto, in una specie di bocca di lupo: dal 2018, perciò, la tariffa (ancora ignota) sarà calcolata in base al numero dei conferimenti. Più volte, insomma, verrà aperta la ‘calotta’, più la bolletta sarà salata.

Tuttavia, partita la sperimentazione, scatta anche la disobbedienza civile: prima ancora che il sistema sia entrato in vigore ecco spuntare cumuli di rifiuti gettati a fianco dei nuovi cassonetti. Abbandonando anche carta, plastica e vetro, per i quali non serve la fiabesca Carta Smeraldo. Sono entrati in azione anche i vandali, sabotando il congegno e persino incollandolo. Così come per i vaccini o le diete, ecco i movimenti d’opinione: c’è chi dice che i nuovi cassonetti favoriranno il contagio di malattie e addirittura chi ipotizza che l’apertura sia pure di pochi secondi, ad altezza di viso, comporterà inalazioni di microparticelle inquinanti. È un dato di fatto, tuttavia, che molte calotte si inceppano, vanno in tilt, e a quel punto i sacchetti si accumulano. 
Hera, tuttavia, non demorde. Anzi, per spiegare i benefici del sistema, convincere i cittadini e rassicurare gli anziani (pare, i più allarmati), è spuntata l’arma non più segreta. Si tratta di un video, ormai virale sul web, in cui un dirigente, Sandro Berghi, spiega in dialetto ferrarese i vantaggi e la facilità della ‘calotta’. Niente inglese, né tanto meno arabo, cinese o ucraino (malgrado la presenza in città di migliaia di badanti, addette anche a gettare la spazzatura): il vernacolo è considerata la lingua ideale. Ma come nella guerra di trincea, al dialetto ha fatto ricorso anche un gruppo di opposizione (la lista Gol) che ha subito lanciato un contro-video in cui si contesta il nuovo sistema per buttare il pattume. Pardon, al paciùg.