Ferrara, 29 ottobre 2017 - Si chiude lo scavo di Pilastri. Teli e terra in attesa del prossima campagna di scavo. Dal cielo alle radici. Dopo aver svelato tesori del villaggio della Terramara, già entrato nella storia, e che grazie agli studenti e agli archeologi che scavano, ai docenti universitari che guidano, al gruppo archeologico di Bondeno che organizza, all’amministrazione comunale di Bondeno che finanzia, continuerà a documentare e a raccontare alle nuove generazioni quello che fino ad oggi era sconosciuto. E’ un patrimonio di identità.

«E’ stato un periodo bellissimo - sottolinea il direttore scientifico dello scavo Massimo Vidale –. Per cinque settimane abbiamo scavato, abbiamo dialogato, ci siamo confrontati, abbiamo fatto nuove scoperte. Siamo dispiaciuti di non poterlo continuare. Ma i ragazzi devono ritornare a studiare». C’è qualcosa di nuovo in una terra che si svela. Ed è straordinario. «Adesso abbiamo davvero la possibilità di costruire, lo strumentario del vasaio di 3.500 anni fa – sottolinea Vidale –. Il materiali sono in corso di studio». E non è tutto. «Sapevamo che esistevano. Oggi le abbiamo scavate – aggiunge Vidale –, sono le grandi recinzioni, le fortificazioni costruite in limo argilloso, paglie e travi che difendevano il villaggio di Pilastri e tutti i villaggi che ci sono da qui alla fine della pianura padana. La novità del sito di Pilastri costituisce nell’averlo reso visibile. E’ una costruzione che si può definire a tutti i livelli monumentale, un argine di 15 metri che correva per un centinaio di metri. Si vede il pendio originale, che differenzia le fasi di costruzione».

Materiali preziosi e curiosità. Agli inizi dello scavo, Paolo Michelini, pulendo le superfici prossime al laboratorio, aveva notato l’estremità di un piccolo oggetto in bronzo che emergeva dal terreno. «In quella che si è rivelata una piccola buca scavata in antico non distante dall’angolo del laboratorio – racconta Vidale –, circondata dai frammenti di una ciotola e di altri vasi in ceramica, è stato trovato il gambo di un lungo spillone in bronzo infisso verticalmente nel terreno. La testa dello spillone sembra essere stata spezzata e rimossa prima del seppellimento intenzionale dell’oggetto. E’ possibile che si tratti di un’offerta rituale alle divinità di 3500 anni fa per propiziare la costruzione della casa-laboratorio, o di un altro edificio vicino. Così potremmo esserci avvicinati a un altro aspetto della religiosità degli antichi abitanti della Terramara di Pilastri». L’oggetto è stata identificato, con il punto interrogativo di chi prima di pronunciarsi deve studiarlo, tra basi solide di storia e la poesia che solo chi vive lo scavo può cogliere, come «Uno spillone per gli dei».