Ferrara, 11 gennaio 2018 - Un caffè. Un caffè che doveva essere come tanti altri. Un caffè che però, nella serata di ieri, alle ore 18 e un quarto circa, è costato la vita ad Antonio Travagli. Nato nel 1934, 83enne, era un noto calzolaio di via Bologna, con attività distante un attraversamento pedonale da dove è deceduto. L’uomo è stato investito proprio in quel fazzoletto di asfalto zebrato della via, a non più di 20 metri dal Mc Donald’s, che lo separava dalla canonica pausa quotidiana e il ritorno al lavoro (FOTO).

Ad investirlo una Golf 7 blu scuro, alla cui guida c’era un trentenne. Forse un momento di distrazione del conducente, presumibile a causa della totale assenza di frenata nel tratto di strada immediatamente precedente l’urto. O forse un’apparizione improvvisa dell’uomo. Tutto materiale già finito al vaglio della Municipale. Sicuramente, una frazione di secondo. Un tic di orologio in cui il conducente non è riuscito a notare Antonio Travagli nel mezzo della carreggiata, nonostante fosse adeguatamente illuminata. A seguire probabilmente un tentativo di scansare l’imprevisto, di evitare il peggio, ma tardivamente.

Travagli è morto, colpito prima dal cofano dell’auto e quindi dal parabrezza, poi andato in frantumi assieme alla targa della vettura. Il copricapo, che l’83enne indossava, è rimasto a indicare il luogo dove si è consumato l’investimento, distante circa 25 metri dal punto in cui è stato poi ritrovato il cadavere, trascinato dal mezzo in disperata frenata. Indosso Antonio aveva solo la patente, sufficiente alla Polizia Municipale, subito accorsa sul posto, per rintracciare i figli Mauro e Maura.

«Sono passata accanto al corpo – spiega la donna – mentre, in auto sull’altra carreggiata, mi dirigevo alla bottega dei miei genitori. Inizialmente ho pensato fosse una donna e una volta raggiunta mia madre, ancora all’interno del negozio e in apprensione per il ritardo insolito di papà, l’ho rassicurata dicendole che non era lui». Invece, poco dopo, la chiamata della Municipale e quel terribile sospetto che diviene un’ancor più terribile realtà. Sul posto arriva anche il figlio Mauro che soffoca la rabbia consolando fra le proprie braccia la madre in lacrime. La signora, sconvolta per l’improvviso lutto, distrutta dalla disperazione, con voce rotta è riuscita a dire semplicemente poche parole: «Lui attraversava sempre sulle strisce».