di STEFANO LOLLI

Ferrara, 18 giugno 2017 - LA LEGGE sullo ius soli? «Un passaggio fondamentale per il Paese». Non usa giri di parole, l’arcivescovo Gian Carlo Perego che, nel commentare la proposta di riforma, ha anche parole di scomunica per la bagarre che si è innescata nei giorni scorsi al Senato: «Si sta parlando di uno degli strumenti più importanti per favorire il cammino di rappresentanza di un mondo che cambia – afferma il nuovo arcivescovo di Ferrara-Comacchio all’agenzia Adnkronos –, e nell’aula di Palazzo Madama si è dato vita a uno spettacolo davvero vergognoso».

MA IL RICHIAMO di mons. Perego non è soltanto al comportamento tenuto dai politici, quanto all’essenza del provvedimento sul diritto di cittadinanza: «Mi auguro che si arrivi all’approvazione dello ius soli, per l’inclusione sociale e culturale di quelli che saranno i nostri futuri cittadini – aggiunge –; si tratta di una battaglia di civiltà, e mi auguro che si possa fare al più presto un passo in avanti per il sistema Paese, che deve ripartire da cose importanti». Il sostegno ideale di mons. Perego allo ius soli non è peraltro nuovo; già lo scorso anno, intervenendo allora da direttore della Fondazione Migrantes, aveva commentato il testo che parlava di diritto di cittadinanza ‘temperato’ e dello ius culturae, per i ragazzi che arrivano in Italia prima dei 12 anni: «Una riforma a metà, un accordo e una mediazione al ribasso». Poi nel febbraio scorso, alla vigilia della manifestazione tenuta a Roma L’Italia sono anch’io, Perego (già nominato arcivescovo da papa Francesco), aveva allargato il ragionamento: «L’Italia non può non pensare il suo presente e il suo futuro, senza valorizzare un popolo di oltre 5 milioni di immigrati, che possono essere, soprattutto i ragazzi e i giovani, una risorsa per rinnovare la vita delle città». Attendere, rinviare, bloccare la legge per questioni politiche, è sbagliato: «Significa cedere a paure e chiusure, che non fanno che ritardare un processo di rinnovamento del nostro Paese», le parole dell’allora arcivescovo nominato.

OGGI, con il pastorale saldo in mano, mons. Perego sembra idealmente brandirlo sul capo dei legislatori e dei politici: «Al di là delle cifre – conclude l’arcivescovo nelle dichiarazioni all’Adnkronos –, questo decreto rappresenta un passaggio fondamentale per tutto il Paese, e mi auguro che prevalga la responsabilità. Stiamo parlando dei cittadini del futuro». Quasi 400mila, quelli che potrebbero ottenere la cittadinanza, se il testo fosse approvato senza modifiche. Perciò l’auspicio è che lo «spettacolo vergognoso» del Senato rappresenti solo una «parentesi infelice», e che ora l’iter della legge esca dall’incaglio.