Ferrara, 9 genbnaio 2018 – EVITIAMO subito, in premessa, un equivoco facendo chiarezza su un punto: l’arcivescovo di Ferrara-Comacchio è uno solo e si chiama Gian Carlo Perego. Una figura autorevole, dotata di personalità e carisma propri, il cui magistero si sta già facendo sentire. Ma è singolare quello che, dal suo insediamento, nel giugno dello scorso anno, sta succedendo nella nostra arcidiocesi. Ossia la ‘coabitazione’ dell’arcivescovo regnante, Perego apppunto, con l’arcivescovo emerito, Luigi Negri, tra le mura dello stesso palazzo arcivescovile. Il primo - com’è giusto che sia - ai piani superiori, il secondo al piano inferiore, tra scartoffie, pile di libri e scatoloni in attesa del trasloco. Una ‘coabitazione’ destinata a continuare anche quando Negri si trasferirà - come sembra - a Santa Maria in Vado e che, fatte le dovute proporzioni, nella coscienza di molti cattolici ferraresi assomiglia per certi versi alla compresenza - in Vaticano, anche se in sedi diverse - di papa Francesco (che soggiorna alla Domus Sanctae Marthae, l’albergo in cui risiede il collegio dei cardinali che prendono parte al conclave) con il pontefice emerito Benedetto XVI (che invece vive nell’ex monastero di clausura Mater Ecclesiae). In entrambi i casi, ci sia consentito il confronto ardito, si tratta di personalità forti, ascoltate e rispettate eppure diversissime per carisma, temperamento, carattere e formazione. Il regnante lombardo di Cremona, con un motto ripreso dalla quarta costituzione apostolica conciliare promulgata da papa Paolo VI (Gaudium et Spes), che nel discorso di insediamento ha citato Giovanni XXIII, La Pira e Girolamo Savonarola; e l’emerito lombardo di Milano (Chiesa Ambrosiana, una storia a parte), con un motto ripreso dai Salmi (Tu fortitudo mea), vicinissimo a don Giussani e a Benedetto XVI, lettore appassionato di Paul Claudel, Robert Hugh Benson e Manzoni. In Vaticano, come a Ferrara, un valore aggiunto per il popolo cattolico e la testimonianza vivente che la Chiesa, a discapito di chi la vuol vedere come un monolite che non tollera le differenze, è anche questo: per restare nella nostra realtà, da una parte il sorriso rassicurante, la profonda sensibilità sociale e la Pastorale di Perego, in piena sintonia con papa Francesco e in linea con i tempi d’oggi; dall’altra la custodia della Tradizione, le profonde intuizioni culturali e i severi moniti di Negri, più affine al magistero di Ratzinger e irrimediabilmente proteso verso un passato che, forse, non tornerà più. Non è dato sapere se i due si parlino, si vedano o - come ha scritto il collega Lolli alcuni giorni fa - «la sera discutano di teologia o giochino a dama». Da quel poco che trapela pare che i momenti di confronto non manchino, come è giusto che sia, anche perché ci risulta difficile pensare che Negri possa rinunciare a dire la sua. Come ha fatto di recente sul Carlino («Io in pensione? Direi di no») o l’altro giorno su Libero, con una intervista a tutta pagina che ha inevitabilmente diviso i cattolici e costretto il vicario, Massimo Manservigi, a diffondere una nota per precisare che «l’attuale arcivescovo di Ferrara-Comacchio è Gian Carlo Perego. Pertanto le dichiarazioni rilasciate da mons. Negri esprimono il pensiero personale dell’Arcivescovo EMERITO (tutto volutamente in maiuscolo ndr)». Meglio non fare confusione, appunto.

Cristiano Bendin