Ferrara, 21 gennaio 2017 - Continua a ribadire di non saperne niente. «Che cosa volete ancora da me?». Peggio, che non gli interessa nulla dell’omicidio di un ragazzo di 18 anni, Willy Branchi, trovato con la faccia fracassata, completamente nudo lungo l’argine del Po a Goro il 30 settembre 1988. Questo in maniera lampante davanti ai giornalisti lo scorso 3 novembre, perché nell’ufficio del pm Giuseppe Tittaferrante, pochi minuti prima, aveva deciso di avvalersi di quella che aveva definito «la facoltà di non parlare». Ora il filone d’inchiesta che vede indagato Carlo Selvatico, 77 anni pensionato di Goro, per false informazioni al pubblico ministero, è chiusa. L’atto 451 bis è stato notificato tre giorni fa sia a Selvatico che all’avvocato Enrico Sisini che conferma e spiega: «Con il cliente parleremo con calma e insieme decideremo la strada migliore da percorrere».

Secondo le accuse, nell’inchiesta Branchi riaperta il 10 novembre 2014, vi è finito per un paio di confidenze fatte la scorsa primavera ad alcune persone. Una in particolare, fatta chiamare da un terzo soggetto per sapere che tipo di intercettazione i carabinieri stavano facendo in quel momento e dicendosi molto preoccupato per gli sviluppi che stava prendendo l’attività investigativa. «Tutti sanno chi ha ucciso Willy – avrebbe detto Selvatico, che quel giorno si presentò sotto falso nome –, ma se va avanti così qui ci arrestano tutti». Un confidente che, sentito in via Mentessi, non solo ha raccontato quella strana chiacchierata, bensì ha riconosciuto Selvatico in fotografia. Pochi giorni dopo però il pensionato di Goro ha negato ogni cosa: «Io? Non ho parlato proprio con nessuno», ha riferito agli inquirenti. Da qui l’avviso di garanzia e la sua seconda chiacchierata con il magistrato. «Dover arrivare ad un 415bis per false dichiarazioni – commenta Simone Bianchi, avvocato della famiglia Branchi – non era quello che auspicavano ma se questo è l’unico modo per arrivare alla verità ne prendiamo atto e andiamo avanti per la nostra strada. Consapevoli – aggiunge il legale – che potrebbe non essere l’unico procedimento per false dichiarazioni. Purtroppo».

Tornando al 3 novembre, dopo aver fatto scena muta in Procura, Selvatico ai giornalisti si era lasciato sfuggire parole choccanti: «Non ho niente da dire, – cominciò – non so nemmeno che caso sia questo». Poi rivolto a un cronista, stizzito: «Lei è troppo curioso. Perché vuole sapere tutte queste cose? Non mi interessa della morte del ragazzo – chiuse – anche se abitavamo a Goro tutti e due. Se conoscevo Willy? Di vista...». Ora per lui la vicenda potrebbe finire dritta in tribunale. E sarebbe il primo processo legato alla morte di Willy, 29 anni dopo.

di Nicola Bianchi