Ferrara, 31 gennaio 2017 - «Se sono giuste le parole del procuratore capo De Francisci, è doveroso che vada a vedere anche quale è stato il comportamento di Bankitalia. In caso contrario, le sue affermazioni rischiano di condizionare e precostituire la sentenza». Alberto Bova, capogruppo di Ferrara Concreta, premette di non parlare da avvocato difensore degli ex amministratori: «Hanno i propri legali, c’è un procedimento in atto, se verranno accertate colpe è doveroso che paghino. Ma è il caso di indagare anche in altri ambiti – prosegue –, perché se la situazione di Carife era tanto grave e scandalosa, qualcuno in Bankitalia se ne doveva accorgere. L’aumento di capitale, definito adesso una sorta di atto criminale, era stato autorizzato e auspicato: ma sulla base di quale verifica?». Le considerazioni di Bova sono emerse nel dibattito (a tratti animato) in Consiglio comunale, innescato dalla mozione – alla fine approvata con voto bipartisan – promossa da Forza Italia che invocava, in qualche modo, un sostegno e un supporto per la possibile ricollocazione dei dipendenti in uscita dalla banca. Proprio Bova è stato tra i pochi ad astenersi: «Ho amici carissimi in Carife, ma non considero quei lavoratori più bisognosi d’aiuto delle commesse licenziate da Estesport. Queste, ad esempio, non hanno alcun paracadute».

E’ il sindaco perciò a spiegare che nel documento, appoggiato alla fine anche dal Pd (bocciati invece gli emendamenti del Movimento 5Stelle), non si invoca alcuna forma di sostegno diretto per i lavoratori, cui va comunque solidarietà: «Ma Ferrara ha avuto due terremoti, in questi anni: il sisma vero e proprio, quindi il caso Carife – dice il sindaco –. Così come abbiamo chiesto alla Regione di sostenerci nella ricostruzione, ci mostriamo preoccupati per un problema economico più vasto, che riguarda quei dipendenti Carife e le loro famiglie, ma che rientra dentro un dramma dell’intera collettività». E di questo dramma, anche Tagliani chiede di accertare «tutte le responsabilità: spero che la Commissione parlamentare d’inchiesta e si faccia – puntualizza – e ci consenta di allargare lo spettro della conoscenza». Non è una replica al procuratore Federici («le sue affermazioni sono molto esplicite, forse un po’ troppo», riflette Tagliani), ma l’esigenza «che oltre alle responsabilità dei CdA vengano vagliati anche gli altri aspetti». Non sono mancati gli interventi vivaci, ad iniziare da quello della grillina Ilaria Morghen: «Carife è stata scelta come laboratorio per la sperimentazione del ‘bail in’, adesso sarebbe doveroso utilizzarla anche per testare qualche soluzione positiva». Quella proposta dai 5Stelle, ma bocciata dal Consiglio, è di indirizzare la competenza di molti lavoratori in uscita «creando una società di gestione dei crediti deteriorati: questo è settore in forte espansione».

Parlando invece delle prospettive della banca, il capogruppo del Pd Luigi Vitellio anticipa l’intenzione di «convocare nella 1ª Commissione consiliare i rappresentanti di Bper, non appena la situazione sarà matura, ma in ogni caso al più presto: abbiamo bisogno di capire quali saranno le intenzioni per il territorio. E chiederemo che vengano in qualche modo garantiti strumenti utili per compensare, in qualche modo, gli ex azionisti». Vitellio rilancia l’idea dei ‘warrant’, Tagliani più prudentemente parla di «azioni per aumentare l’attrattività del territorio e, possibile, ridare fiato all’economia e all’occupazione».