Ferrara, 19 giugno 2017 - La spia della crisi resta accesa, stabilmente. Il report della Uil sulla cassa integrazione, evidenzia per il primo quadrimestre 2017 una situazione ancora difficile, per Ferrara. La nostra provincia, infatti, è una delle sole tre in regione in cui la cassa intregrazione aumenta, rispetto allo stesso periodo del 2016: + 3,9%, l’incremento di ore autorizzate, complessivamente 964.382 (contro le 928.164 dello scorso anno). Un indicatore allarmante, se si considera come detto che le principali aree produttive dell’Emilia Romagna segnano un’inversione di tendenza, anche molto consistente. È il caso di Modena (-41,7%), Bologna (-51,3%), Parma (-34,4%), Ravenna (-31,9%), Reggio Emilia (-48,3%): in pratica, mentre la locomotiva della via Emilia sembra evidenziare, anche attraverso questo dato, un recupero, per Ferrara si deve parlare invece di stagnazione. La nostra provincia, tuttavia, per una volta non è in maglia nera: peggio di Ferrara, infatti, fanno Piacenza (+13,9%), e Rimini, che con un incremento del 32,6% si colloca addirittura al quinto posto su scala nazionale, per quanto riguarda il ricorso agli ammortizzatori sociali.

Guardando tuttavia in prospettiva, traspare un timido segnale di fiducia: nel mese di aprile (l’ultimo, per ora, di cui sono disponibili i dati elaborati dalla Uil), si registra un netto calo della cassa integrazione, scesa da 486.367 ore autorizzate a poco più di 123mila. La riduzione, che complessivamente è del 74,7%, risultando addirittura la più elevata tra le province emiliano romagnole, è relativa solo alla cassa integrazione straordinaria e alla cassa in deroga, il cui ammontare è praticamente azzerato. Per quanto riguarda la ‘cassa’ ordinaria, invece, bisogna segnare ancora un aumento, da 100mila a 122.655 ore: perciò, anche la speranza di uscire dal tunnel della crisi va maneggiata con le molle.

Analizzando infine i singoli settori, il calo della cassa integrazione riguarda in maniera più consistente l’artigianato (-77% su scala regionale), rispetto all’industria e all’artigianato. Il comparto che invece soffre pesantemente la congiuntura, è il commercio, dove l’incremento è nettissimo (+137,7%). Tornando all’analisi della Uil, il segretario confederale Guglielmo Loy, nel commentare dati e prospetti, evidenzia come «in controtendenza, rispetto alla flessione della cassa integrazione, ci sia una crescita delle domande di indennità di disoccupazione (la cosiddetta Naspi, ndr), che deve spingerci a fare una riflessione sul tema se il venir meno di alcuni istituti di politica passiva apportate dalla riforma, come l’indennità di mobilità – afferma il sindacalista –, concorrano, insieme all’insufficiente crescita, a tale aumento». Perciò da parte della Uil, anche nel Ferrarese, territorio di cui i dati sottolineano la costante fragilità, è fondamentale «monitorare e valutare gli effetti delle riforme, per comprendere come intervenire per prevenire ulteriori impatti negativi sul mercato del lavoro».