Ferrara, 12 luglio 2017 - C’è un cuore tecnologico portuense nei robot della Nato che sminano i territori di guerra, o mettono in sicurezza siti sospetti. È una delle specializzazioni di GE Cablaggi, un’azienda artigianale in forte crescita, fondata da Emanuele Gnudi, 50 anni, radici a Portorotta, è alla vigilia del salto di qualità, con spazi che saranno triplicati. L’azienda, la scorsa primavera è stata premiata a Ferrara da Cna quale azienda dell’anno, l’unica portuense assieme a Cpm, non certo a caso. Produce cablaggi su indicazioni dei clienti e per qualsiasi impiego. Settori che vanno dal militare all’elettromedicale, fino alle macchine da caffè, distributori automatici, attuatori, selezionatrici per macchine da raccolta e altro.

«Lavoriamo per tutto il mondo – racconta l’imprenditore – Mi riempie d’orgoglio collaborare con un’azienda per la quale produciamo i bracci meccanici dei robot che sminano per la Nato oppure bonificano i siti sospetti di terrorismo. Molte commesse arrivano dall’India, dove è in corso una colossale operazione di riconversione industriale: il passaggio dalla filiera a carbone a energia pulita attraverso i pannelli solari. Noi abbiamo realizzato circa 7.000 motori che fanno funzionare i pannelli».

Come la maggior parte degli imprenditori portuensi si è fatto da solo. «Ho cominciato nel 1955 nel garage di casa dopo aver fatto esperienza in un’azienda di Ferrara. Mi sono buttato con coraggio, pian piano sono arrivato a lavorare in un capannone di 600 metri quadri. L’attività è cresciuta, con un’accelerazione nell’ultimo anno, con il raddoppio della produzione e l’assunzione di alcuni addetti». È la svolta: «Il lavoro cresce continuamente, soprattutto per la Faster di Milano che produce elettromedicali, e per la Mecvec di Bologna, che realizza gli attuatori, cioè dei bracci meccanici automatizzati. Per quest’ultima abbiamo prodotto un motore per un braccio meccanico utilizzato in radiologia».

Le commesse piovono copiose, ma GE Cablaggi stenta a trovare personale. «Ho 9 dipendenti, ci sono ottime prospettive di crescita – aggiunge – ma non riesco a trovare a Portomaggiore gente da assumere. Ci si lamenta della carenza di posti di lavoro, ma quando si va nel concreto i ragazzi preferiscono ritardare il più possibile l’ingresso nel mondo del lavoro. Ho spedito decine di e-mail per assumere personale e solo in sei hanno risposto. L’ultimo assunto è un ragazzo di Comacchio. Mi sono rivolto anche al Centro per l’impiego di Ferrara: tanti gli iscritti, ma pochissimi quelli che si presentano al colloquio di lavoro. Approfitto degli stage che mette in campo l’Iti di Portomaggiore, ma anche in questo caso manca la volontà». Conclude con un appello: «Ho bisogno di personale, spero si inverta la tendenza».