Fini, cartoline da Mirabello
Tulliani accolta da diva
Raisi, il ratto delle firme
Il presidente della Camera a pranzo da 'I Durandi' con la compagna che riscuote i primi applausi. Raisi propone uno scambio all'inviato di Libero: "Tortellini per il pacco di firme anti-Fini"
Ferrara, 6 settembre 2010 - "Ecco la nostra ampolla del Po, anzi meglio: sono i tortellini, offerti dal presidente e dall’organizzazione". Il parlamentare bolognese Enzo Raisi si avvicina col sacchetto di cappelletti all’inviato di Libero, e propone il baratto. I tortellini, in cambio del pacco con le firme anti Fini raccolte dal quotidiano di Maurizio Belpietro: "Veramente le vorremmo consegnare proprio a lui", dice il giornalista. Ma Raisi agita i tortellini a mò di lusinga: "Sono buonissimi, è il nostro orgoglio".
Il cronista è in piedi sotto il sole da due ore, non è la motivazione politica ma la fame a farlo vacillare, però resiste. Raisi è un falco: lancia il sacchetto con i cappelletti all’inviato di Libero e gli strappa lo scatolone. "È il ratto delle firme!", ride infilandosi nel Suv. "Ma sono i tortellini... Fini?", chiede il gironalista milanese? "No, fatti a mano dalle nostre donne, hai fatto un affare", gli dice Raisi sgommando.
Si ferma invece a pochi metri dal capannello della stampa, sulla curva che immette al ristorante, l’europarlamentare e attore Luca Barbareschi: saluta, ha voglia di parlare, spegne il motore. "Bello, qui in campagna". Ma non si tratta di una giornata bucolica, l’evento è di quelli destinati a incidere, malgrado la mano tesa di Berlusconi: "Vedremo cosa dirà Fini - afferma l’attore - Futuro e Libertà non è il Milan, e tra di noi non ci sono tante pecorelle disposte a tornare all’ovile".
Poi via, verso I Durandi dove il presidente della Camera arriva poco prima delle tre, accompagnato dalla compagna Elisabetta Tulliani; camicetta azzurra elettrica, pantaloni attillati, è lei a riscuotere il primo applauso. Anche dai convitati ad un battesimo, blindati nella sala attigua a quella in cui si svolge la riunione dei finiani; tutti comunque hanno dovuto declinare le generalità al check point allestito da carabinieri e polizia lungo via Luveda, e per qualche turista che ignaro dell’evento voleva semplicemente mangiare una grigliata, non c’è stato nulla da fare.
A rompere il digiuno dei giornalisti, provvede proprio Fini, che già prima dell’arrivo fa recapitare a cronisti, fotografi e cameramen un vassoio di tigelle: l’attesa sarà lunga, la giornata pesante, conviene mettere qualcosa nello stomaco. Mangiano invece, ed a volontà, le migliaia di simpatizzanti finiani che arrivano già dalla tarda mattinata; gongolano i gestori cinesi del bar ‘La Pecora Nera’ (ogni riferimento politico, pare, è vietato), ed il pizzaiolo pachistano che tiene alto il volume della tv durante il comizio. E quando il presidente della Camera lancia frecciate alla Lega, si lancia in uno sconto: "Magari fosse così tutti i giorni...", sorride.
Delusi invece i ‘futuriliberi’ arrivati da Padova e Vicenza in pullman. Per sostenere il proprio leader, si erano portati una vuvuzela a testa. Ma uno, poco prima di entrare nell’area della festa, ha dato fiato alla trombetta. Risultato, sequestro collettivo perché un funzionario zelante del servizio d’ordine li ha considerati potenziali contestatori.
di STEFANO LOLLI










