Ferrara, 18 luglio 2017 - IL RINVIO della legge sullo ius soli è una vittoria «dell’indecisione, una vittoria dell’incapacità di risolvere i problemi reali del Paese. Il diritto in questione non è un premio, ma uno strumento fondamentale di integrazione». Questo il duro giudizio dell’arcivescovo di Ferrara-Comacchio Gian Carlo Perego direttore generale pro-tempore della Fondazione Migrantes, dopo il rinvio del decreto sulla cittadinanza. «C’è la paura di affrontare un tema che certamente divide la società civile – aggiunge l’arcivescovo –, però in democrazia è un tema sul quale i politici non possono che essere responsabili. Si tratta di un provvedimento che riguarda poche migliaia di persone, ragazzi che hanno terminato gli studi, che giocano con i nostri ragazzi, partecipano alla vita delle città. Ci sono genitori che lavorano e sono dentro le nostre comunità. Rinviare ancora lo ius soli significa non volere quella cittadinanza attiva dei migranti che è un tassello della democrazia. Questo l’aspetto più deludente di quanto annunciato dal premier Paolo Gentiloni». Secondo Perego, è «inconcepibile che su una legge così semplice ci siano state tante polemiche, che si parli addirittura di caduta del governo. In un momento in cui tutti chiedono maggiore integrazione e meno discriminazione, questa battuta d’arresto sull’estensione dello ius soli invece non fermerà la fantomatica invasione, ma la reale integrazione». Parole che innescano la reazione del capogruppo della Lega Nord Alan Fabbri: «Prima il papa, poi la Cei, ora anche il vescovo di Ferrara: è inaccettabile l’ingerenza che la Chiesa tenta di esercitare sulla politica italiana quando si parla di ius soli».

Sul fronte migranti, il sindaco di Goro Diego Viviani commenta invece le proteste da parte degli amministratori: «Il malumore cresce, l’Europa non ci sta aiutando. Se l’Italia verrà lasciata da sola, queste proteste si origineranno un po’ dappertutto». Parola del sindaco della cittadina diventata simbolo, nell’ottobre scorso, delle barricate anti migranti. Ora a Goro la delusione e il senso di abbandono da parte delle istituzioni comunitarie si sta riacutizzando. E la disponibilità ad accogliere i profughi, nata dopo le polemiche post-barricate, sta lentamente evaporando. Disponibilità effettivamente arrivata ma non concretizzata perchè le sedi messe a disposizione dai privati per l’accoglienza dei migranti (ad esempio una struttura di proprietà di una coop di pescatori) avevano bisogno di interventi di ristrutturazione troppo costosi. «Se l’Italia viene lasciata da sola – continua il sindaco di Goro –, è normale che qualcuno cercherà di porre fine a questo fenomeno».