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Cento, bufera in Inghilterra su 'I Bari' di Caravaggio

La casa d'asta Sotheby’s citata in giudizio

Il dipinto è stato per oltre tre anni è stato alla Pinacoteca Civica centese. La disputa sulla paternità dell'opera tra gli ultimi due proprietari

L'olio su tela 'I bari' di Caravaggio (Ansa)
L'olio su tela 'I bari' di Caravaggio (Ansa)

Cento (Ferrara), 11 marzo 2013 - Il celebre dipinto “I Bari” di Caravaggio della collezione Sir Denis Mahon, che per oltre tre anni è stato alla Pinacoteca Civica centese, è ora al centro di una interessante disputa tra Lancelot William Thwaytes, l’originario proprietario del dipinto e la Casa d’asta londinese Sotheby’s che nel 2006 ne ha battuto la vendita a favore dell’ormai defunto collezionista e studioso Sir Denis.


Il dipinto concesso dal 2008 in comodato gratuito alla Pinacoteca Centese e restituito all’attuale proprietà, la Fondazione Mahon, a seguito degli eventi sismici dell’anno appena trascorso, ha lasciato un vuoto profondo nella cittadina di Cento, ma continua a far parlare di sé in Inghilterra.


Il tutto ha inizio per l’appunto con la vendita all’asta di questo splendido dipinto che Mahon riuscì ad acquistare come copia dell’originale di Caravaggio conservata al Kimbell Art Museum di Fort Worth, al prezzo di aggiudicazione di 42mila sterline, corrispondenti a circa 61mila euro.


Successivamente lo studioso individuò la paternità dell’opera nella mano stessa di Caravaggio, attribuzione che fece letteralmente schizzare il valore di questa versione de “I Bari”, come testimoniato dalla licenza di esportazione del dipinto la cui stima di vendita si attestò su ben 10milioni di sterline.


L’esponenziale differenza di stima del dipinto non ha lasciato naturalmente indifferente il precedente proprietario Thwaytes che per questo ha citato in giudizio Sotheby’s, rivendicando danni non specificati, per non aver compiuto le necessarie e corrette verifiche nel determinare il reale valore di mercato dell’opera.


La nota Casa d’asta si difende riconfermando come il dipinto sia una copia di un seguace e non un’opera autografa di Caravaggio e portando a supporto del proprio punto di vista i pareri di eminenti studiosi del settore tra cui Helen Langdon, esperta di Barocco italiano e di Sebastian Schütze, storico dell’arte dell’Università di Vienna. Non meno autorevole è tuttavia la schiera di esperti a sostegno dell’attribuzione di Mahon: Antonio Paolucci, direttore dei Musei Vaticani, Daniele Benati, Maurizio Marini, Thomas Scheider, scrittore e restauratore, Ulrich Birkmaier, conservatore capo del Wadsworth Aetheneum di Hartford nel Connecticut e non ultima la studiosa Mina Gregori che proprio a Cento, nel corso della presentazione dell’opera nel settembre 2008, ha minutamente esposto le argomentazioni a favore dell’autenticità caravaggesca della tela.

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