Elisabetta Sgarbi
"A Venezia
per non far sciogliere
la cultura"
La regista e produttrice di Ro ferrarese ha aperto la Mostra del Cinema nei fuori concorso col suo film 'Se hai una montagna di neve tienila all’ombra. Un viaggio nella cultura in Italia'

Ferrara, 2 settembre 2010 - Elisabetta Sgarbi regista, direttrice editoriale, autrice, produttrice. Elisabetta Sgarbi che parla di cultura, come una montagna di neve che lentamente si scioglie al sole. Da proteggere, da tenere all’ombra. E lo farà anche oggi, delicatamente, davanti alla platea della 67ª Mostra del Cinema di Venezia. Attraverso la poesia del suo film. Perché 'Se hai una montagna di neve tienila all’ombra. Un viaggio nella cultura in Italia' sarà proiettato alle 11 come primo "fuori concorso" in Sala Grande. In replica, alle 18, al Palabiennale. Cullato dalle musiche di Franco Battiato, un viaggio nella vita e nella cultura degli italiani.
Un titolo evocativo, Se hai una montagna di neve, tienila all’ombra. Che significa?
"Una montagna di neve è destinata a sciogliersi, nonostante la si tenga all’ombra. L’unico modo per salvarla è continuare a alimentare di neve quella montagna. Mi sembrava una bella immagine per caratterizzare la cultura, il patrimonio del nostro sapere: sospeso da una parte tra passato e futuro ma anche in equilibrio tra oblio, memoria, desiderio".
Di mezzo, una coincidenza.
"Sì, singolare. Un barcaiolo sul Po a Ro Ferrarese, il signor Pietro Ballo, mi ha citato questa espressione come un detto popolare. Poi, grazie a mio fratello Vittorio, ho scoperto questa raccolta postuma di Tito Balestra, intitolata appunto 'Se hai una montagna di neve tienila all’ombra', pubblicata da Garzanti. Era un titolo fatale".
Che cos’è la parola cultura?
"La parola non può sottrarsi alla storia dei significati che l’hanno attraversata. Oltretutto, con gli studi di antropologia culturale, ha assunto un significato neutro, di sistemi di valori che caratterizzano una data comunità. C’è poi un significato forse più tradizionale che denota una certa attitudine al sapere in senso lato, non specialistico, curioso e onnivoro. A questa connotazione della parola (vaga, dai contorni indefinibili) sono molto legata. E per me è, appunto, una montagna di neve, qualcosa di molto delicato anche".
Ha girato parte del film nel ferrarese. Che fascino hanno, ancora, questi luoghi?
"Qui ritorno quasi tutti i fine settimana a trovare i miei genitori, a Ro Ferrarese. Percorro l’argine o la Gran Linea sino al Lido di Volano, o la strada che porta a Ferrara. Le distese calme della pianura o il Po mi ricordano la possibilità di un rapporto ‘naturale’ tra il fare degli uomini e la natura. Impossibile nelle brutture che l’uomo ha saputo perpetrare nelle città e a cui sembriamo assuefatti. Tornare qui e riscoprire sempre di nuovo questi luoghi nel mio cinema non è solo mantenere saldo un legame con le mie radici ma anche un tenere vivo il desiderio di non soccombere al brutto, all’artificioso, persino allo scempio".
In che modo questa città ha influenzato la sua carriera?
"Non saprei. Poi io sono nata a Ferrara, cresciuta a Ro, università a Bologna, vita professionale a Milano. Ferrara, a parte deludenti amministrazioni oramai votate alla normale gestione senza particolari slanci, rimane la città magica che è. Difficile, spigolosa, ma straordinariamente bella. Folle come un dipinto di Cosmè Tura eppure geometrica. Ro Ferrarese ha la vivacità del suo sindaco, Filippo Parisini, creativo e equilibrato, e la tradizionale follia delle campagne ferraresi coltivate a canapa, come scrive De Chirico. Insomma, credo nell’anima dei luoghi e qualcosa in me deve esserci di tutto questo. Ma come poterlo definire?"
Aprirà la Mostra del Cinema. Emozionata?
"Per ora penso ad altro, pur pensando sempre alla proiezione. Penso alla casa editrice, al romanzo di De Carlo in uscita da Bompiani, al romanzo di Houellebecq, al nuovo libro di mio fratello sull’Italia dei desideri vista in un viaggio sentimentale, al nuovo romanzo di Eco, ai presunti Diari di Mussolini. E tra pochi giorni esce un romanzo di Coelho. Parrebbe sufficiente. Ma, nonostante questo, non riesco a non pensare alla proiezione. E allora continuo a distrarmi sui dettagli tecnici e organizzativi. E così via, cercando di neutralizzare le emozioni".
Progetti per il futuro?
"Un film sul nostro futuro, in qualche modo, e quindi sul nostro presente e sul nostro passato, che ho girato ad agosto. Naturalmente siamo sempre partiti da questi luoghi, in particolare dalla ex Montecatini, cioè dalla Lyondell Bazel. E in questi luoghi, comunque, ritorniamo. In mezzo c’è molta Italia".
di BENEDETTA SALSI










