Ferrara, 13 luglio 2017 - Un grido d’allarme in piena regola. E un messaggio alla città, ad addetti ai lavori e istituzioni. Non per dare colpe, ma per avvisare i naviganti che il “sistema basket” a Ferrara non regge più se continuacosì. E che va riformato, o quantomeno aiutato.

IL GRIDO è di Fabio Bulgarelli, presidente che da sette anni regge il timone della Pallacanestro Ferrara 2011, che da poco ha cambiato denominazione diventando Kleb Basket Ferrara. «Per diventare più attraente al di fuori delle nostre mura e cercare di attrarre nuovi sponsor – spiega lui, che aggiunge –. La pallacanestro in questa città è in forte crisi, anche alla base: in poche settimane abbiamo perso la Bonfiglioli, prima squadra di basket femminile in serie A2 da anni, e la serie C della 4 Torri, società storica per Ferrara, che proseguirà l’attività solo con le giovanili. Sono assolutamente solidale, oltre che dispiaciuto, con i colleghi Pietro Ferranti e Luigi Moretti e capisco la loro scelta, dettata evidentemente dallo scarso aiuto ottenuto dal territorio. Si tratta di campanelli d’allarme che vanno ascoltati, il movimento perde due società che facevano attività importanti e che ora faranno solo in misura minore, con tutto ciò che ne consegue».

La serie A2 che lei con la sua società gestisce da anni, corre qualche rischio?

«Non nell’immediato, perchè riusciamo a reggerci e a costruire squadre competitive lo stesso, trovando sponsor e risorse da fuori. Ma tutto questo non può durare in eterno, se la città non aiuta è difficile se non sei un mecenate tenere in piedi una realtà così. Ad oggi poi, c’è un’altra cosa che ci preoccupa e ci dispiace...».

Quale?

«Non abbiamo ancora un marchio che dia il nome al palasport cittadino. Sarebbe tra l’altro un abbinamento che garantirebbe molta visibilità a uno sponsor, però nessuno ancora si è fatto vivo».

Quindi la serie A2 di pallacanestro interessa più fuori Ferrara che non in città?

«Può sembrare paradossale, ma è così. A tutti interessa vedere giocatori forti, ma tutto ciò comporta costi notevoli e quando giriamo l’Italia e ci chiedono qual è la base di sponsor che raccogliamo nel nostro territorio in rapporto al budget annuale, quasi non ci credono, o si mettono a ridere...».

Come risolvere la questione?

«Sedendosi a un tavolo, tutti gli attori e gli addetti ai lavori, e cercando di collaborare. Per non ritrovarci tra dodici mesi con un’altra società che non ce la fa più. Perchè se qui non nascono talenti di A2 e la città non risponde, al basket chi ci pensa...?».

Intanto il campionato è alle porte.

«La squadra è fatta, ad eccezione del secondo americano, il marchio Bondi rinnova e ci saranno grandi novità nello staff. E ne approfitto per ringraziare il dottor Mario Capozza e il massaggiatore Carlo Piacentini, due figure storiche che dopo tanti anni ci lasciano».