di STEFANO MANFREDINI

Ferrara, 27 dicembre 2017 - SONO NATI sotto la Lanterna a cavallo tra il 1977 e 1978 e cresciuti nel vivaio della Sampdoria sognando di ripercorrere le orme di Vialli e Mancini. Marcello Cottafava e Davide Vagnati si sono conosciuti in quel contesto, in una Genova diversa da quella di oggi e in una società che era a tutti gli effetti una delle grandi del calcio del nostro Paese. Quel sogno non lo hanno realizzato fino in fondo, riuscendo però molti anni dopo a riportare in alto un altro club che ha fatto la storia del campionato italiano. Per il quale sabato pomeriggio a Marassi faranno il tifo, dimenticando almeno un giorno la loro fede blucerchiata.

«Ho iniziato a giocare nella Sampdoria nella categoria Giovanissimi – ricorda Cottafava, allenatore della Primavera biancazzurra –, l’anno dello storico scudetto del 1990-91. Sono stati davvero anni d’oro, nei quali cui ho avuto la fortuna di crescere nella squadra della mia città e per la quale tifavo».

La Sampdoria non le ha dato però l’opportunità di debuttare in prima squadra, giusto?

«Esatto, purtroppo non mi sono tolto quella soddisfazione, però sarò sempre grato ai blucerchiati per avermi formato e consentito di effettuare una carriera da professionista».

La sua storia in blucerchiato si intreccia con quella del direttore sportivo Vagnati...

«Sì, è lì che ci siamo conosciuto e stretto quell’amicizia che ci lega ancora oggi. Genova è sempre la nostra città, però ora siamo altrettanto innamorati di Ferrara, dove crescono i nostri figli e abbiamo costruito qualcosa di importante con la Spal».

Chi era più forte ai tempi della Sampdoria?

«Non saprei, sono passati tanti anni. Diciamo che io ho fatto una carriera di livello superiore a quella di Davide, che poi si è rifatto alla grande da direttore sportivo. Ha lavorato tanto per arrivare in serie A, e merita tutti i traguardi che ha tagliato. E comunque, a differenza del sottoscritto, lui è riuscito ad andare in panchina nella Sampdoria...».

Che effetto le fa parlare di una gara di serie A tra Sampdoria e Spal?

«È tutto molto strano effettivamente, però non vedo l’ora che sia sabato! Si profila una partita ricca di fascino, nello stadio che considero il più bello d’Italia dopo San Siro. Poi è evidente che per la Spal sarà una sfida molto complicata».

Sulla panchina dei blucerchiati siede un allenatore che lei conosce molto bene...

«Proprio così, ho avuto la fortuna di lavorare con Giampaolo ai tempi del Treviso. È stato un incontro che mi ha cambiato la vita, perché a 25 anni avevo sempre giocato in serie C1 e da quel momento la mia carriera ha preso una piega diversa. Per un difensore, è davvero il massimo essere allenati da lui».

La Spal se la può giocare?

«Direi di sì, soprattutto se riuscirà a sfoderare il carattere che le ha consentito di rimontare nelle ultime partite».