Forlì, 23 settembre 2017 - «L’Italia è il mio paese prediletto, sono stato costretto a lasciarlo quando avevo dieci anni. Questo museo è un luogo straordinario e a Forlì sono stato accolto con molto affetto, spero che la mostra piaccia». Elliott Erwitt è un gigante della fotografia. E in queste sue poche frasi, pronunciate in italiano, c’è anche un pezzetto della sua storia personale. Nato a Parigi da famiglia ebrea di origine russe, trasferitasi poi a Roma, dovette fuggire negli Stati Uniti in seguito alle leggi razziali del fascismo. Il Comune di Forlì, tramite il sindaco Davide Drei, lo ha omaggiato con un catalogo della Collezione Verzocchi.

È ancora una volta un big della fotografia mondiale, quello proposto ai Musei San Domenico, dopo Mc Curry e Salgado. ‘Personae’, la più grande retrospettiva di Erwitt, sarà visitabile fino al 7 gennaio: 170 scatti che abbracciano mezzo secolo di attività del fotografo americano, giunto alla soglia dei 90 anni, che ieri sera ha incontrato i cittadini mentre all’esterno del San Giacomo venivano proiettate le immagini in esposizione.

Monica Fantini, ideatrice della Settimana del Buon Vivere e vice presidente della Fondazione Cassa dei Risparmi (che promuove la mostra assieme a Civita) sottolinea che Forlì punta su mostre inedite. Non si limita a comprare un ‘pacchetto’ itinerante per la penisola, ma costruisce – e investe – su un progetto ex novo. Pensato apposta per l’evento e per il luogo della rappresentazione. Sarà anche per questo che ormai si è creato un pubblico che viene apposta in città anche da altre regioni.

Erwitt nasce col bianco e nero. Lo usava per i suoi progetti personali, mentre il colore era destinato soprattutto ai servizi su commissione: ha pubblicato per la famosa rivista Life e lavorato per la nota agenzia Magnum Photos.

Dunque, ‘Personae’. Il progetto che Erwitt ha sostenuto mantiene lo stesso titolo della Settimana del Buon Vivere. L’itinerario in immagini comincia con una serie di scatti in bianco e nero, poi passa alla sezione a colori.

Personaggi celebri e persone comuni, comunque immortalate nella vita di tutti i giorni. «È il grande interprete della commedia umana», dice non a caso Monica Fantini. Ecco allora il maestro del brivido Alfred Hitchcock a tavola con Vera Miles; Nixon e Krusciov a confronto, nel periodo della guerra fredda; Che Guevara sorridere alla camera che lo riprende; un primissimo piano di una conturbante Sophia Loren, l’ammiccante Marilyn Monroe. Vip intervallati da gente presa in ambienti domestici, oppure in vacanza. Sorpresa finale, gli scatti di Andrè S. Solidor, alter ego irriverente e caustico dello stesso Erwitt. Che mette in mostra nudi femminili e bambole gonfiabili.

«La mostra è seria, romantica, divertente», garantisce Biba Giacchetti, la curatrice che ha scremato assieme all’autore i 170 scatti da 500mila negativi. Ma a Erwitt, l’allestimento è piaciuto? «Impressionante», ha detto il maestro, sbalordito della bellezza del complesso San Domenico-San Giacomo.