Forlì, 14 settembre 2017 - Celina Turchi, inserita dalla rivista britannica ‘Nature’ nella lista dei 10 scienziati più importanti al mondo per aver scoperto la relazione tra il virus Zika e le malformazioni infantili, sarà protagonista oggi alle ore 18 di un incontro nella chiesa di San Giacomo, in piazza Guido da Montefeltro (ingresso libero). Di origine forlivese – il padre Egidio è nato a San Benedetto in Alpe –, la dottoressa Turchi è stata definita «la detective della Zika», proprio per gli studi condotti sul virus, trasmesso da un tipo di zanzara del genere Aedes. Oggi, a dialogare con lei sarà il giornalista Giovanni Bucchi. L’appuntamento rientra nelle azioni di ‘Romagna Terra del Buon Vivere’ ed è promosso da Fondazione Carisp e Confcooperative, con Civitas e i Comuni di Forlì e Portico-San Benedetto in Alpe. «É con orgoglio che presentiamo questo incontro – dichiarano il presidente di Confcooperative provinciale Mauro Neri e il direttore Mirco Coriaci –. Il nostro invito alla scienziata è nato inspirandosi al messaggio che abbiamo sintetizzato con lo slogan ‘Le periferie al centro’. Ci piaceva evidenziare come da un territorio geograficamente periferico potesse originarsi una centralità e un’eccellenza di grande valore». Inoltre «nel caso di Celina Turchi, siamo in presenza di un’eccellenza mondiale». Egidio Turchi è stato professore di Filosofia e fondatore dell’Università Cattolica dello Stato Federale di Goias; a lui è dedicato il film ‘Maestro socratico’ dello scorso anno.

DOTTORESSA Turchi, la fa sorridere essere definita ‘detective della Zika’?

«Sì. Ma d’altra parte il lavoro di ricerca, che stiamo facendo con il gruppo Merg, è una sorta di investigazione. Del gruppo, che opera a Recife, nello stato del Pernambuco, fanno parte una trentina di persone».

Quando e come è iniziato il vostro lavoro?

«L’indagine ci è stata commissionata dal Ministero della Salute del Brasile nel 2015, quando, in particolare nel Nord Est del paese, si è verificato un picco di casi di neonati con cranio microcefalico».

Provocato da cosa?

«Il gruppo di lavoro ha scoperto che il vettore del virus è la zanzara Aedes. La strategia è combattare il vettore. E c’è anche la possibilità della trasmissione sessuale».

Dunque, l’informazione gioca un ruolo fondamentale?

«Esatto. Quando non ci sono vaccini, occorre conoscere il problema e proteggersi. Nel caso delle zanzare, le donne in gravidanza devono farlo utilizzando un semplice spray anti-zanzare».

Quanti casi di bambini nati con cranio microcefalico dipendenti dal virus Zika avete registrato?

«Circa 4mila in questo triennio».

Oggi spiegherà il suo lavoro – che non è ancora terminato – ai forlivesi. Emozionata?

«Molto. Sono rimasta meravigliata quando mi è stato detto che avrei potuto farlo. In Brasile del resto questa è stata una tragedia sociale: impossibile vivere lì senza fare qualcosa per risolvere il problema».

Le sue origini sono romagnole. Racconti.

«Sì. Mio padre Egidio è andato in Brasile come missionario quando aveva appena 15 anni. Io sono nata in Brasile. Torno in Italia ogni 5 o 6 anni. A dir la verità siamo venuti anche lo scorso anno».

Che ricordi ha di San Benedetto in Alpe?

«Per me è un luogo magico. Ogni volta che torniamo in Italia ci andiamo. C’è la casa dove vivevano i miei nonni e uno zio».

Sabato le verrà consegnata la cittadinanza onoraria.

«Che emozione! Sono davvero meravigliata da tutto questo».

Si sente più brasiliana o italiana?

«Sono brasiliana. Ma per metà, è vero, mi sento italiana».

E come si trova quando viene qui? Ad esempio, le piace la nostra cucina?

«A chi non piace?», conclude sorridendo.