Forlì, 29 novembre 2016 - C’è anche chi dovrebbe curare la manutenzione degli aerei, ma gli aerei non ci sono. I lavoratori dell’aeroporto Ridolfi di Forlì sono senza mansioni da svolgere, ma anche senza stipendio da agosto. Quattro mesi senza aver percepito un euro, in attesa – oltre che dei soldi – di direttive da parte di Air Romagna, società privata che dalla fine di novembre 2014 gestisce l’infrastruttura. Le ultime notizie provenienti da via Seganti non ispirano ottimismo. Quattro contratti, scaduti il 23 novembre, non sono stati rinnovati. Stando a quanto è stato possibile ricostruire erano lavoratori che si occupavano di amministrazione, formazione, controllo e manutenzione.

Al momento continuano a lavorare all’aeroporto quattro o cinque persone. Due di questi ricoprono un incarico fondamentale come quello di post holder. Si tratta di professionalità che ogni scalo deve avere, perché devono garantire l’attivazione dell’attività di volo e la manutenzione. Vista la situazione di stallo, fonti aeroportuali raccontano che l’imprenditore americano Robert Halcombe, socio di maggioranza di Air Romagna, dovrebbe essere convocato nelle prossime settimane a Roma per fare il punto con i vertici di Enac, ente nazionale aviazione civile.

Una ventina di giorni fa il sindaco di Forlì Davide Drei e il parlamentare Marco Di Maio (Pd) avevano fatto altrettanto, perché preoccupati dalla situazione del Ridolfi. «Abbiamo espresso le nostre preoccupazioni relativamente ai ritardi nella realizzazione dell’operatività funzionale all’avvio dell’aeroporto», ha detto il primo cittadino dopo l’incontro romano da Enac. Da parte del comitato di sostegno all’aeroporto Ridolfi, come spiega il suo coordinatore Mario Peruzzini, «c’è forte preoccupazione. Siamo arrivati quasi al punto di non ritorno».

Il comitato, su Halcombe, di fatto non ha mai riposto chissà quali speranze. «Da un anno e mezzo – prosegue Peruzzini, che l’aeroporto lo conosce bene, avendovi lavorato per anni alla polizia di frontiera – solleviamo dubbi sulle capacità di Halcombe, che aveva promesso voli transoceanici e investimenti per 20 milioni di euro. Ora i dubbi sono diventati certezze: le attrezzature necessarie per far ripartire lo scalo non sono state comprate e gli investimenti non sono stati fatti».

Al momento poi al Ridolfi manca la figura del security manager, un referente per la sicurezza di tutto lo scalo. «Stiamo facendo le verifiche necessarie con gli ex soci di Seaf (l’ex gestore del Ridolfi dichiarato fallito, ndr), in primo luogo Comune di Forlì e Provincia di Forlì-Cesena, per favorire la ricollocazione di chi in Seaf lavorava all’interno di società partecipate dagli enti pubblici. Il tavolo istituito un anno fa e gestito a questo scopo dal vice sindaco Montaguti che fine ha fatto?». Al momento, considerando sia chi lavorava in Seaf sia nell’indotto, ci sono 30-40 persone in cerca di lavoro.

Preoccupati anche i segretari territoriali Paride Amanti (Cgil), Luigi Foschi (Uil) e Vanis Treossi (Cisl): «I mancati rinnovi contrattuali e i ritardi nel pagamento degli stipendi – dichiarano – sono un altro colpo a un progetto già vacillante. Vengono infatti meno figure che ricoprivano funzioni fondamentali. Purtroppo alle parole non sono seguiti i fatti. Se c’è qualcuno interessato allo scalo, si faccia avanti».