Forlì, 4 ottobre 2017 - In caso di interruzione anticipata del rapporto di lavoro con l’azienda i due manager avrebbero ricevuto una liquidazione complessiva di 2.793.000 euro. Questo grazie a una lettera di salvaguardia scritta a loro favore dall’allora amministratore delegato. Una procedura che per la magistratura non era consentita.

Per questo tre ex dirigenti della Ferretti, azienda con sede a Forlì che opera nel settore della cantieristica navale, sono stati rinviati a giudizio venerdì scorso dal gup del tribunale della cittadina romagnola. Si tratta di Ferruccio Rossi, Marco Zambelli e Pierluigi Galassetti. Dovranno rispondere di tentata truffa pluriaggravata in concorso; il solo Rossi anche di infedeltà patrimoniale. L’azienda, assistita dall’avvocato Marco Martines, si è costituita parte civile.

Nei mesi a cavallo tra dicembre 2013 e febbraio 2014 alcuni dipendenti dell’azienda scoprirono uno scambio di mail tra i tre manager, attraverso il quale l’allora amministratore delegato Rossi firmava lettere di salvaguardia o paracadute a favore di Zambelli (allora direttore risorse umane) e Galassetti (ex direttore industriale).

La sostanza è che l’azienda avrebbe dovuto elargire una maxi liquidazione di 1.301.000 euro a Zambelli e di 1.492.000 a Galassetti, per un totale di 2.739.000 euro spalmati su 24 mensilità. Provvedimento che sarebbe stato retrodatato al tempo dell’assunzione dei due dirigenti e inserito nei loro fascicoli personali, così da fare in modo che potessero sostenere di essere entrati in azienda con queste clausole contrattuali. Di più. A deliberare una lettera di salvaguardia di questo valore economico non sarebbe dovuto essere il solo Rossi, ma l’intero consiglio di amministrazione aziendale. Tutti e tre i manager sono poi stati licenziati (Rossi ha concluso il rapporto di lavoro il 23 maggio 2014, quando il cda gli revocò le deleghe, Zambelli il 10 luglio, Galassetti il 31 ottobre).

I fatti oggetto del lavoro della magistratura avvennero in un periodo particolarmente delicato per il gruppo Ferretti, con esuberi, dipendenti in cassa integrazione e un rischio concreto (poi scongiurato nel febbraio 2014, al termine di una battaglia sindacale che coinvolse anche il Ministero del Lavoro), di chiudere lo stabilimento forlivese, dove lavoravano circa 400 persone.