Forlì, 3 dicembre 2017 – Che la forza delle madri conosca pochi eguali si sa, e il caso forlivese ne è solo una riprova. È stato proprio l’impegno delle mamme forlivesi, partito chiacchierando su Facebook sul gruppo ‘Mamme di Forlì alla riscossa’, infatti, a dare il via a una vera e propria rivoluzione che ha interessato tutti gli ospedali dell’Emilia Romagna. Prima una petizione online, poi colloqui con i dirigenti dell’Ausl Romagna: questo l’iter che ha portato a dare il via a corsi di formazione destinati ai medici del servizio continuativo, ovvero le guardie mediche.

«Per le mamme le domeniche e i festivi sono da sempre momenti critici – spiega Melissa Farneti, la mamma che, ormai oltre un anno fa, diede il via alla mobilitazione –. Se il figlio non sta bene in una di quelle occasioni, infatti, bisognava per forza rivolgersi a una guardia medica non specializzata in pediatria, oppure fare la fila al pronto soccorso per poi avere, solo in un secondo momento, accesso al reparto di pediatria dell’ospedale. Molte volte inutilmente, perché capita, soprattutto alle neomamme, di lasciarsi prendere dal panico per problemi non gravi, ma che sul momento sembrano insormontabili».

Oggi, grazie anche alle oltre 10mila firme raccolte, il problema è finalmente risolto: «Le guardie mediche hanno volontariamente preso parte a dei corsi di formazione – continua Melissa –, e ora sanno come trattare le mamme in difficoltà. È stato anche elaborato un prontuario per il medico che, così, può intervistare la mamma telefonicamente per elaborare una prima ipotesi di diagnosi. Da qui si sviluppano le opzioni: può tranquillizzare chi chiama, suggerendo di aspettare lunedì per andare dal proprio pediatra, oppure può chiedere alla mamma di passare in ambulatorio per una visita o ancora, se il caso sembra più serio, dirle di andare al pronto soccorso».

I corsi hanno riguardato i medici di tutta la Romagna, e presto ne partiranno altri. «La soluzione al nostro problema la abbiamo elaborata insieme ai medici dell’Ausl – racconta Melissa –, che hanno preso in considerazione i nostri suggerimenti e ci hanno spiegato quali erano realizzabili e quali, invece, no». A noi mamme non piace che oggi ci venga detto ‘avete vinto la vostra battaglia’ – continua –. Certo, all’inizio eravamo agguerrite, ma posso dire che questa è stata una splendida esperienza di ascolto reciproco: proprio quello di cui avevamo bisogno».