Forlì, 20 luglio 2017 - Il parroco del paese non poteva mancare. Don Agostino Fornasari – nel giugno 2014 operativo a Fratta Terme – è il prete della famiglia Cenni. Accusa e difesa lo chiamano in causa come testimone per cercare di dissipare i – tanti – lati oscuri che affollano questa trama, giudiziaria certo, ma anche e soprattutto famigliare, in cui i genitori sono accusati di maltrattamenti verso la figlia Rosita Raffoni, morta suicida a 16 anni nel giugno 2014. Il padre è accusato anche di istigazione al suicidio. 

Il sacerdote non si tira indietro. Interagisce col pm Sara Posa e con l’avvocato Marco Martines. «La madre di Rosita adesso, dopo la morte della figlia, insegna catechismo, è molto brava... La tragedia li ha segnati entrambi... Erano sconvolti...», afferma il prelato. Il quadro sembra mutare. Si potrebbe dire, con blasfemia sia religiosa sia giudiziaria, che il prelato ‘assolve’ la coppia di imputati. Comunque: padre e madre di Rosita dall’accusa sono sempre stati dipinti come quasi «indifferenti» al destino della figlia; che sognava di studiare in Cina e di crearsi un’esistenza senza angoscia: «La mia vita qui fa schifo», confessò la piccola Rosita alla sua prof di filosofia, un mesetto prima del suicidio. Don Agostino ora invece fa un ritratto diverso, parlando anche della funzione religiosa in onore della ragazza: «Ricordo che venni accompagnato da un carabiniere all’obitorio... Fu una cerimonia privata, con benedizione della salma... Il padre della ragazza si raccomandò di ‘non essere sbrigativo’... Così facemmo diverse letture religiose...». In sostanza: per la prima volta dall’inizio del processo – e siamo all’ottava tappa – l’identikit dei genitori della liceale suicida degrada in una tonalità meno aspra.