Forlì, 13 giugno 2017 - Manuela Racci è stata l'insegnante di Rosita Raffoni per nove mesi. In terza liceo. Meno di 300 giorni, tragicamente spezzati. Con la morte di Rosita. Tra la ragazza suicida a 16 anni e l’insegnante di filosofia si era sprigionata una fiamma d’intesa. Ieri è stata sentita in corte d'Assise nella quinta udienza del processo che vede i genitori imputati per istigazione al suicidio (solo il padre) e maltrattamenti.

Forlì, ragazza suicida. Lettera choc davanti ai genitori

«Lei, Rosita, non parlava molto. Era riservata, discreta. Ma avevo visto subito che mi seguiva. Non servivano le parole, per lei. Lo vedevo dai suoi occhi. Rosita era una ragazza meravigliosa. Speciale. Con una potenzialità smisurata. Mai avevo visto in uno studente una capacità critica così forte. Negli ultimi due mesi si era aperta, almeno con me. Tra noi la corrispondenza si era accentuata. A fine anno le dissi: ‘Ti do 10. Perché mi hai regalato tanto...’. Poi la abbracciai. Lei mi sorrise. Commossa. E replicò: ‘Sa prof, la mia vita fa schifo... Però adesso andrò in Cina... così mi sentirò finalmente libera... e non tornerò più...’. Io fino a quel momento non sapevo nulla dei suoi presunti problemi in casa... Lì per lì le ho risposto che ‘è normale... resisti, alla tua età è facile avere problemi coi genitori.. ci siamo passati tutti... io compresa... E se andrai via mi mancherai tantissimo... Se non avessi già una figlia meravigliosa, tu saresti una figlia stupenda...’. Ma evidentemente né io né i miei colleghi avevamo valutato bene la situazione. La sua morte mi ha prostrato. Ho pianto per settimane... Ne abbiamo parlato tutti quanti a scuola... Eravamo segnati... Siamo stati seguiti per un po’ anche da degli psicologi...».

In estate si terranno altre due udienze, poi il processo si aggiornerà a settembre.