Forlì, 11 gennaio 2018 - Dopo essere stata licenziata quando era in maternità (il bimbo non aveva ancora un anno), un’ex operaia addetta alla cucitura dell’azienda forlivese Polaris spa, ha vinto la causa di lavoro presentata contro l’impresa che realizzava poltrone e divani. Emma Ricci, forlivese, durante il congedo di maternità è stata licenziata il 17 novembre 2015, ‘per riduzione di personale connessa a riorganizzazione aziendale’.

Messa di fronte al fatto compiuto, la donna ha impugnato il licenziamento in quanto ritenuto nullo: un’azienda, infatti, può licenziare una dipendente in maternità, ma deve trattarsi di casistiche particolari, come ad esempio la cessazione vera e propria dell’attività. Le parti hanno tentato di raggiungere una soluzione bonaria, senza però riuscirvi.

IL 3 dicembe 2015 viene costituita la Polaris Designed for Living srl (con sede presso lo stesso indirizzo della Polairs Sas e medesimo oggetto sociale), che stipula un contratto di affitto di ramo d’azienda con la Polaris Sas, poi dichiarata fallita all’inizio del 2016. A giugno 2016 la causa approda davanti ai giudici del Tribunale di Forlì (sezione lavoro) e il 18 settembre 2017 la sentenza del giudice del lavoro, Luca Mascini, ha dato ragione all’operaia.

Il magistrato, si legge nella sentenza, "dichiara nullo il licenziamento impugnato dalla ricorrente; condanna la Polaris Designed for Living a reintegrarla nel suo posto di lavoro e all’originaria mansione", oltre a condannare l’azienda a risarcirla per "il danno che le ha cagionato corrispondendole un’indennità pari alla retribuzione globale di fatto, maggiorata di interessi e rivalutazione monetaria". Il dottor Mascini ha ritenuto "neutro", ai fini della decisione, il rifiuto della lavoratrice di riprendere servizio alla Polaris Designed for Living, come proposta a Ricci dall’azienda.

A seguito della citata sentenza, la signora Ricci ha esercitato il diritto di opzione alla reintegra, non essendo intenzionata a tornare a lavorare nell’impresa forlivese. Inoltre, i legali della lavoratrice hanno intimato il pagamento di tutte le somme che le aziende soccombenti sono state condannate a corrisponderle in conseguenza del licenziamento nullo.

Ad oggi, tuttavia, nessun pagamento è stato effettuato. Come spiegano, infine, i i legali dell’operaia, "a causa di comunicazioni sbagliate da parte del datore di lavoro", risulta non corretta la posizione di Ricci all’Inps e al Centro per l’impiego e conseguentemente la donna non può beneficiare degli incentivi per l’assunzione né nella Naspi, l’indennità di disoccupazione".