Forlì, 2 dicembre 2017 - «Io con mia figlia Rosita sono sempre stata sincera e pensavo che anche lei lo fosse stata con me». Dopo appena due settimane torna a essere interrogata in aula Rosita Cenni, la mamma di Rosita Raffoni, la liceale di Fratta Terme (ai piedi di Bertinoro) che si suicidò il 17 giugno di tre anni fa gettandosi dal tetto del Liceo classico Morgagni di Forlì. Stavolta però si tratta del controesame e a interrogare la madre è il suo difensore, l’avvocato Marco Martines, e con lui ovviamente anche il giudice Giovanni Trerè, che presiede la Corte d’Assise.

Per il suicidio della ragazza, che prima di buttarsi nel vuoto lasciò un lungo video girato con il telefonino, la donna è accusata di maltrattamenti fino alla morte alla pari del marito, Roberto Raffoni, che a sua volta però deve rispondere anche dell’imputazione di istigazione al suicidio. «Adesso leggo certe cose che lei scriveva alle amiche – aggiunge Rosita Cenni – e ci soffro molto. Queste cose che scriveva non le sospettavo nemmeno. Purtroppo è così. E mi fa male. Mi tormenta. Il suicidio? Lei disse che si sarebbe suicidata, ma lei stessa disse che non parlava seriamente».

Interrogato il padre, "Le dissi: quando ti butti? Ma era una battuta"

La ragazza, in queste lettere alle amiche, accusava padre e madre di «farla vivere come una stracciona, mi costringono a fare a una vita da emarginata, non sono compresa, mi sento sola...». Mamma Rosita ribadisce di «non comprendere certe parole. Mia figlia comunque è sempre stata estrema nel suo linguaggio. Ma io e Rosita andavamo spesso a fare shopping, lo facemmo più volte anche a Parigi, dove siamo andati nove volte in vacanza».

Alla fine c’è spazio anche per il rimpianto, nelle parole della donna: «Darei la vita per parlare con mia figlia, ora, in questo istante, perché sono certa che ci chiariremmo in un momento, guardandoci negli occhi... Un figlio non te lo togli dal cuore, mai».

Già nell'udienza precedente, scoppiando in un pianto, aveva detto di volere solo il bene della figlia e ora ricorda come le dicesse di non sapere come avrebbe fatto senza di lei, quando sarebbe andata a studiare in Cina, uno degli argomenti a quanto pare – questo viaggio – di attrito fra la ragazza e i genitori. L’udienza poi è proseguita nel pomeriggio, con la deposizione di alcuni testi chiamati sempre dalla difesa e interrogati dal pm sara Posa oltre che dall’avvocato Martines. Fra di loro alcuni amici della coppia, che a fronte dell’impostazione accusatoria hanno invece fornito un quadro di normalità della famiglia. E a deporre è stato chiamato anche il nonno materno di Rosita, che della nipote ha tracciato un ritratto personale accorato ricordandone le doti: «Una ragazza bellissima, felice e ubbidiente».

Prima di Natale vi sarà ancora un’udienza, per sentire altri testi, mentre il fratello di Rosita sarà chiamato a testimoniare più avanti e la sentenza arriverà con ogni probabilità dopo metà marzo.