Forlì, 6 settembre 2017 - Si chiamerà ‘Aeroporto della Romagna Spa’ e sarà costituita a metà settembre. I soci per ora sono una decina, ma la compagine si sta ampliando. Quella per far risorgere lo scalo forlivese sarà una società aperta, grazie alla formula della società per azioni per pubblica sottoscrizione (prevista dall’articolo 2333 del codice civile).

Ciò proprio per facilitare l’ingresso di nuove imprese, purché condividano il progetto. Lunedì sera a Milano Marittima il gruppo – di cui fanno parte imprenditori del calibro di Ettore Sansavini (Gruppo Villa Maria), Alberto Vignatelli (Luxury Living), Giuseppe Silvestrini (importante azionista di Unieuro), ma anche la cesenate Orogel e la ravennate Cmc – si è riunito per chiudere in effetti la fase 1 e dare inizio a quella operativa.

Il bando europeo di Enac uscirà entro un mese al massimo e tutto dovrà essere pronto. Anche sotto il profilo finanziario. La regia è di Orienta Partners, la società di consulenza e organizzazione aziendale che non ha solo studiato il piano industriale. «Una decina di mesi fa abbiamo cominciato a costruire il progetto – dice Augusto Balestra, uno dei 4 soci – . Dopo aver studiato molti documenti e parlato con parecchi manager del settore, ci siamo resi conto che la sfida era possibile. Gli imprenditori cui abbiamo sottoposto l’idea l’hanno accolta quasi tutti con entusiasmo. E dopo tanto lavoro, ora siamo esattamente al punto in cui speravamo di essere. Ci crediamo tanto che siamo a nostra volta all’interno della società».

Il ragionamento è che uno scalo per funzionare deve avere un mercato, essere facilmente accessibile e avere infrastrutture adeguate. Forlì avrebbe tutte le carte in regola. «Le ricerche fatte, sulla base di dati ufficiali, dicono che un flusso in entrata di 250mila passeggeri all’anno, genera un ritorno nel territorio di almeno 125 milioni di euro. E la somma è per difetto», prosegue Balestra.

Nei mesi scorsi sono stati avviati contatti con un manager che opera nel settore aeroportuale e che ha collaborato a stendere il piano industriale. Sarà lui a prendere in mano la situazione man mano che l’iniziativa entrerà nel vivo. Nei dettagli, il programma sarà rivelato più avanti, ma si parla di valorizzare il territorio in tutti i supi aspetti: costa, entroterra, città d’arte, settore agroalimentare, rotte culturali e religiose.

Possibili aree di collisione con gli scali di Bologna e Rimini? «Nessuna. Possiamo dimostrare che non porteremo via un solo volo al Marconi e al Fellini. Sarà tutto business incrementale. Non solo: i capitali saranno esclusivamente privati, al pubblico non si chiederà un euro», assicurano da Orienta Partners. Privato, ma con una legittimazione pubblica. «Bisogna sottolineare il ruolo fondamentale svolto finora dal sindaco Drei e dal deputato Di Maio – prosegue Balestra – . Il fatto che Enac concedesse un nuovo bando non era fatto scontato. Anzi, il contrario».

Il punto è che servirà un ragionamento di sistema. Pensare non a uno scalo di Forlì, ma della Romagna, appunto. E questo non sarà facile, alla luce della storia dei romagnoli. Ma ormai la macchina è partita. Il telefono di Orienta Partners ormai squilla tutti i giorni – occorre rivolgersi a loro per partecipare all’avventura – . E l’appello può fare proseliti.