Forlì, 22 marzo 2017 - "Mi hanno contattato delle persone interessate a rilanciare l’aeroporto di Forlì. Gli ho dato la mia disponibilità, ma a una condizione: sono già stato scottato e voglio guardare bene in faccia gli altri». Armando De Girolamo è amareggiato e arrabbiato per come si è chiusa la vicenda Halcombe. L’imprenditore pugliese della Lotras, che fra l’altro gestisce lo scalo merci di Villa Selva, è socio al 5% di Air Romagna.

De Girolamo, ora che Enac ha revocato la concessione ad Halcombre, cosa farà?

«Primo: uscire subito da Air Romagna. È venuta meno l’unica finalità per cui la società era nata».

Quelli che l’hanno cercata sono imprenditori del territorio?

«Sì, ma non solo. L’importante è avere idee precise, risorse economiche e determinazione. Se davvero sono decisi, si faranno avanti. Il mio core business resta il trasporto intermodale, ma se ci sono le condizioni non mi tiro indietro».

Quanto serve per far ripartire lo scalo?

«Minimo 10 milioni. Ma se il gruppo non mettesse sul piatto almeno il doppio, non la considererei un’iniziativa seria. Inoltre la compagine dovrà essere solida e solidale».

Il presidente di Confindustria Romagna ha dichiarato che fra gli scali di Bologna e Rimini non c’è posto per Forlì: lei cosa ne pensa?

«Sono disposto a un confronto pubblico con questi signori. Se si fa una valutazione imprenditoriale, Forlì ha tutte le carte in regola per avere un aeroporto. Se entrano in gioco altri ragionamenti, allora non mi riguardano».

Anche la Regione Emilia-Romagna e la società che gestisce il Marconi non credono alle prospettive del Ridolfi.

«Mah, non capisco. Tutti gli addetti ai lavori conoscono i limiti dell’aeroporto di Bologna e non vedo perché non prendere in considerazione le possibilità offerte dal Ridolfi».

La sua avventura con Halcombe è andata male: rimpianti?

«Mi sento mortificato e umiliato come imprenditore. Non ho mai ottenuto risposte quando ho chiesto in assemblea che a noi soci mostrasse i piani industriali e finanziari. E da un anno a questa parte l’americano è sparito: non una lettera, una telefonata, nulla».

Lei è molto deluso: quanto le è costata questa avventura?

«Mi sono soprattutto pentito di aver legato il mio nome e quello della mia impresa a questa iniziativa. Diciamo che ci ho rimesso 200 mila euro. Purtroppo c’era molta fretta, siamo andati dal notaio poco prima della scadenza del bando. Non potevo tirarmi indietro all’ultimo minuto per non danneggiare il territorio forlivese. Ma la prossima volta non farò lo stesso errore».

Le istituzioni forlivesi hanno fatto abbastanza?

«Tutto il possibile, a mio parere. Così come il deputato Di Maio. Ma altri soggetti no».