Forlì, 6 dicembre 2017 - Aveva trasformato una sua idea in un marchio di successo in tutto il mondo. Alberto Vignatelli  è scomparso lunedì sera, per un malore improvviso, all’età di 75 anni. Nella sua azienda, Luxury Living, lo ricordano oggi come un ‘sognatore’. E il suo sogno realizzato portava appunto il lusso fin nel nome: partendo da Forlì lo ha esportato a Milano, a Parigi, Londra, Miami, Los Angeles, New York, Pechino e Mosca.

Un vero pioniere del made in Italy. Nel 2016 il gruppo di cui è stato fino all’ultimo presidente e amministratore delegato ha chiuso con 120 milioni di euro di fatturato, uno sviluppo che va avanti con aumenti percentuali a due cifre.

Era nato in Friuli, poi si era trasferito con la famiglia a Forlì fin da piccolo: la città non è stata una meta, semmai un punto di partenza senza mai tradirla.

Il lungo viaggio di Vignatelli era cominciato poco più che ventenne, con un’azienda che produceva poliuretano espanso e dacron, una fibra tessile sintetica. Nel 1976 un incendio provoca forti danni, ma da quelle ceneri prende vita la sua attività di successo: si chiama Club House, quella che qualche anno fa è diventata definitivamente Luxury Living.

Ma cosa c’entra il poliuretano con il lusso, il design, la moda? E’ lì l’idea che lancia davvero Vignatelli. Che a quei prodotti finisce per dare un’anima, degna dei grandi marchi mondiali. Il primo è Fendi. Alberto incontra la signora Anna un giorno nel 1987, e le propone una collezione. Non di abiti, ma di prodotti per la casa: cuscini, ma dallo stesso inconfondibile stile Fendi. E’ nata così una collaborazione che dura tuttora e che si è estesa a tante altre industrie per svariati oggetti d’arredo: divani, letti, tavoli, mobili, suppellettili.

Vignatelli ha finito per essere l’anima del design firmato dalle grandi case automobilistiche Bentley e Bugatti, della griffe Trussardi, poi di Heritage, Paul Mathieu. L’ultimo progetto, datato 2016, è legato all’hotel a 5 stelle Ritz Paris.

Il successo è mondiale: tanto che il mercato più florido negli ultimi mesi sembra essere il Medioriente.

Un’immagine dello show room di Luxury Living, a palazzo Orsi Mangelli in corso DiazMa dietro un un network innervato da 10 showroom e 300 rivenditori autorizzati in tutto il pianeta, resta a pulsare un cuore forlivese. Qui ci sono gli spazi di via Ravegnana, via Cervese e via Bellenghi, che danno lavoro a trecento persone. Ma l’esempio più evidente è in pieno centro: corso Diaz. Nel 2013, Vignatelli sceglie l’ex sede dell’università, palazzo Orsi Mangelli, e la riapre facendone il quartier generale. Lì, ogni anno, Luxury Living accoglie clienti da tutto il mondo (sono stati duecento lo scorso settembre) e li fa sentire ospiti che ammirano gli oggetti all’interno di vere stanze. «Per noi è importante farci conoscere dai nostri clienti non solo nelle grandi fiere internazionali ma più da vicino», spiegava Vignatelli nella sua ultima dichiarazione al Carlino, proprio tre mesi fa. Qui dove tutto è nato e dove tutto ancora si sviluppa, all’insegna di «eccellenti fatture artigianali e costante innovazione».

Nel 2016 gli stessi dipendenti avevano pubblicamente difeso l’azienda durante una controversia con i sindacati. Nel 2014 da un’idea di Luxury Living era nata una mostra fotografica di Massimo Listri al San Domenico, che in qualche modo ha anticipato quelle di grande successo di McCurry e Salgado.

Di Vignatelli si era tornati a parlare negli scorsi mesi per il rilancio dell’aeroporto Ridolfi: numerosi incontri e la voglia di fare ancora una volta qualcosa di importante per Forlì, nonostante a fine settembre la sua adesione non si fosse concretizzata.

Ha lasciato la moglie Olga e i figli Daniele, Raffaella e Albertino. Raffaella (che è vicepresidente) e Daniele sono da anni impegnati nel colosso fondato da Alberto. La camera ardente è allestita presso l’ospedale Pierantoni-Morgagni di Vecchiazzano, l’ultimo saluto è previsto domani alle 10.45 a San Mercuriale, in piazza Saffi.