Rocca San Casciano, 8 novembre 2017 - Con una laurea in Economia a Bologna, per una trentina d’anni ha svolto attività professionale come traduttrice per aziende e agenzie pubbliche, fra cui le Nazioni Unite. Alla fine però è tornata alla campagna di Rocca San Casciano, dov’è nata 55 anni fa, «per realizzare attività agricole che traducano i valori di rispetto del territorio e ricerca del sapere, producendo reddito e occasioni d’incontro e condivisione». Maria Assunta Mini mostra il suo piccolo ‘recinto pilota’, vicino alla casa in cui abita con i genitori, alla periferia del paese, dove crescono 1.800 chiocciole ‘seminate’ la scorsa primavera, che dovrebbero diventare molte migliaia alla fine dell’inverno, quando le piccole nate saranno pronte per il guadagno, non meno di due quintali e 1.000 euro, da vendere a 5 euro il chilo.

Assunta Mini, perché, dopo il giro del mondo, dalla Francia all’Algeria, dalle consulenze per l’Onu all’Africa fino alla Cambogia, ha scelto di tornare nel paese natale a coltivare lumache?

«Ero stanca delle metropoli, dove le soddisfazioni sono controbilanciate dallo stress e dall’anonimato. Ho sentito il bisogno di tornare alla campagna, con un lavoro che richieda poca fatica e poca spesa iniziale».

Quindi non si fermerà al piccolo ‘recinto pilota’?

«Nel giro di un paio d’anni vorrei affiancare a questa piccola struttura pilota un allevamento di 3.600 metri quadri, estendibile poi a 8.750, a Lumacheto, il podere del nonno, e poi aggiungere, alla fine del primo ciclo, l’attività di estrazione della bava con il metodo innovativo ‘Muller One’, che rispetta il benessere delle chiocciole, preservando la loro vita e le proprietà naturali del prodotto. La bava poi sarà conferita all’Istituto di elicicoltura di Cherasco, commercializzando anche i prodotti cosmetici».

Che animali sono le chiocciole?

«Straordinari. Sono fonte di proteine sane e di bava utilizzabile per il nostro benessere, perché contiene proteine e antiossidanti. In parole povere, la bava di chiocciola è efficace contro le rughe, il rilassamento dei tessuti, le irritazioni e le lesioni cutanee, idrata e protegge la pelle e funziona contro la tosse e come gastroprotettore».

In che cosa consiste il metodo Cherasco (che prende il nome dal paese, dall’omonimo Istituto in provincia di Cuneo) che lei segue, come socia dell’Associazione nazionale elicicoltori (Ane)?

«Nell’allevamento all’aperto, alimentazione vegetale, rispetto del ciclo biologico naturale della chiocciola. Servono un po’ di terreno, acqua, fondi per costruire l’impianto, tanto lavoro e pazienza. L’Istituto di elicicoltura di Cherasco offre consulenza continua ed è un luogo fisico e virtuale d’incontro, di scambio di esperienze e idee, d’iniziative di formazione, promozionali e didattiche».

Quinto Cappelli