Forlì, 22 settembre 2016 – Sono ben dieci gli atleti dell’Edera che saranno domattina alle 7.30 al via a Cervia per la prima gara Ironman italiana della storia con questo tipo di circuito, la più estrema (3,8 km di nuoto, 180 km di bici e 42 km di corsa).

«La motivazione che mi ha spinto a iscrivermi è che per la prima volta gioco in casa». Spiega Patrizia Gaiardi, 49enne bertinorese impiegata del Comune di Meldola, che un Ironman lo aveva già corso, ma nel lontano 2003. «Allora con 10 ore e 8 minuti sfiorai la qualificazione alla finale mondiale». Al secondo Ironman è anche Alessandro Talamelli, 52enne professore universitario forlivese, direttore del progetto Ciclope a Predappio: «Nel 2016 ho corso in Svezia con un tempo di 11 ore e 38 minuti, ma 40 li ho persi per due forature».

Se sembra disumano il tempo di gara, anche quello dedicato agli allenamenti non è da meno, oltretutto per atleti non professionisti. «Ci si sveglia presto la mattina per correre – questa la ricetta di Talamelli –, la pausa pranzo si va a nuotare e la sera a fare un giro in bici, nel fine settimana si possono allungare i percorsi in bicicletta». Famiglie e amici, almeno nei momenti di punta dell’allenamento, vengono un po’ sacrificati. «Ho iniziato a programmare gli allenamenti da gennaio di quest’anno – spiega la Gaiardi, che nel frattempo ha corso un mezzo Ironman a maggio per testarsi – un giorno di riposo, due allenamenti a settimana di nuoto, tre invece quelli di bici e di corsa. Tempo libero ne rimane poco».

Della pattuglia Edera fanno parte anche Stefano Alessandri, Daniel Topan, Matteo Masini, Rodolfo Salghini e Sauro Proli: per loro si tratta del primo Ironman; sono al secondo, oltre alla Gaiardi e Talamelli, anche Giuseppe Rechichi e Mattia Valmaggi che, dopo l’esordio a luglio di quest’anno a Klagenfurt, in Austria, ritorna ai nastri di partenza dimostrando grande recupero. Al via anche Massimo ‘Mambo’ Mambelli, al quarto Ironman.

«Non vedo l’ora di arrivare con la bicicletta nella salita di Bertinoro – afferma la Gaiardi – mi dispiace solo che ci siano tante polemiche sulla chiusura delle strade. Forse è perché siamo poco abituati: dalle altre parti queste gare, che fanno parte di un circuito mondiale, sono attese e vissute come una grande festa. Tra sportivi e appassionati era molto attesa una tappa italiana e fa piacere che siano venuti proprio da noi».