Le testimonianze dei partecipanti a una riunione aperta: sono uomini, donne, professionisti, operai, ragazzi e anziani accomunati da un passato o da un presente. Non ci sono medici, psichiatri o sociologi, solo il gruppo
Forlì, 25 giugno 2008 - "Sono Valter, alcolista, e oggi non ho bevuto". "Io sono Teresa, sono un’alcolista e non sono ancora libera". Cominciano così le riunioni di Alcolisti Anonimi, tanti occhi seduti in circolo che si raccontano, occhi che parlano di un passato doloroso, che si inumidiscono nel rievocare ricordi troppo duri per poter essere cancellati, che si illuminano quando devono sottolineare il traguardo: un mese, un anno, sedici anni senza toccare la bottiglia.
Ogni giorno passato lontano dall’alcol è un successo, si va avanti a piccoli passi, si vive guardando sempre alle 24 ore, anche dopo anni dall’ultimo bicchiere. È un martedì sera, come tutti i martedì e i giovedì il gruppo si riunisce alle 21, nella saletta del Seminario vescovile. Sono uomini, donne, professionisti, operai, ragazzi e anziani accomunati da un passato o da un presente di alcolismo. Stasera sono in tanti per la riunione aperta, più di 30 persone; la media, alle riunioni forlivesi è di una quindicina di persone, un totale di cinquanta visi all’anno. L’unico requisito per accedere è il desiderio di smettere. Non ci sono medici, psichiatri, sociologi o gerarchie: il gruppo di auto aiuto — sono 500 in tutta Italia — va avanti con la forza della condivisione.
"Ho impiegato due anni per riuscire a varcare quella porta — racconta Oreste —, mi hanno chiesto solo il nome. Non dimenticherò mai le prime 24 ore senza bere. Ho smesso da tre anni, non ho messo a posto tutto, ma ho ripreso in mano la mia vita. Mia moglie non dimentica il passato ma si va avanti così, un passo dopo l’altro". Sono 12 i passi che caratterizzano il programma riabilitativo, chi entra nel gruppo comincia a seguirli, partendo dal primo, il più difficile: riconoscere la dipendenza. Poi il ‘Metodo’, basato su un insieme di principi spirituali, ma non religiosi, che servono ad allontanare l’ossessione del bere. Alcolisti Anonimi è nata negli stati Uniti a metà degli anni ‘30 seguendo un metodo che precorre quello delle comunità terapeutiche garantendo l’anonimato. E che ottiene buone percentuali di successo, considerando che la medicina tradizionale non è ancora riuscita a curare questa malattia.
A Forlì gli AA si riuniscono da almeno 16 anni, ma chiunque può frequentare le sedi altre zone. Gli alcolisti tornano alle riunioni per aiutare chi ancora è dipendente, aiutando così anche sè stessi a tenersi sobri. Come Valerio, oggi in pensione: "Mi bevevo tutte le ore della giornata. Passavo dall’osteria al letto. Fu la mia famiglia a spingermi qui; mi vergognavo davanti a mio figlio, era lui, all’epoca 16enne che ‘mi insegnava a camminare’. Ancora oggi, dopo tanti anni, quando arriva la sera sono felice di avercele fatta: un altro giorno senza bottiglia".
Quello che cambia, da una storia all’altra, sono i dettagli, la sostanza rimane la stessa. "L’alcol è la terza causa di morte in Italia — spiega Giulio Lacchini, responsabile del reparto alcologico del Sert —. La prima tra i giovani dai 19 ai 29 anni. Nel 2007 a Forlì si sono rivolti al Sert 177 persone, di cui solo il 3% donne, l’età media 46 anni. Ma questa è solo la punta dell’iceberg di un fenomeno dilagante molto più ampio".
Leda Santoro