La chiesa è strapiena di amici, parenti, colleghi. Enorme commozione per Donati, l'addetto stampa dell'Ausl morto nell'incidente con la moto venerdì notte. Davanti al sagrato allestite le foto delle sue interpretazioni teatrali
Forlì, 2 luglio 2008 - A un certo punto Enrico si fa forza e prende il microfono. Enrico è il fratello minore di Gianni: "Dicevano tutti che ci somigliavamo. E io dicevo: prima il Signore ha fatto la bozza e poi il capolavoro. E lui rispondeva: no, prima l’opera d’arte e poi la falsa copia. Avevi ragione tu. Sei stato il mio punto di riferimento, anche se non te l’ho mai detto...".
È ormai mezzogiorno, è l’ora dell’addio a Gianni e mai come in questo momento scorrono le lacrime, nella chiesa di Ravaldino strapiena. Con le panche vicinissime per guadagnare spazio. Amici, parenti, colleghi, giocatori di basket: è una platea ancora sbigottita per quello che è successo nella notte tra venerdì e sabato. Un incidente con la moto tra Cervia e Cesenatico ha portato via a soli 31 anni Gianni Donati, addetto stampa dell’Ausl, arbitro di B2 di basket, attore amatoriale e anima dell’Azione Cattolica di Ravaldino. In chiesa c’è la cassa, con sopra la maglietta grigia da arbitro. Gianni, sorridente come sempre, è a destra dell’altare in una grande foto. Lui vestito di bianco e rosso, mentre recita. Sopra, la scritta ‘Hello, Gianni!’, come ‘Hello, Dolly!’, il suo ultimo musical, in cui anche domenica avrebbe dovuto recitare. Per chi non sa l’inglese: hello non è un saluto d’addio.
Don Sergio Sala, il parroco di Ravaldino, ha scelto il vangelo della parabola dei talenti. "Alla fine del brano, c’è il servo che riceve un talento e lo seppellisce. Quella parte non l’abbiamo neppure letta perché non corrisponde assolutamente a Gianni. Lui è quello che riceve cinque talenti e ne fa fruttare altrettanti. Anche se lui di talenti ne aveva ricevuti sette, o forse anche dieci". C’è tutto Gianni: il basket, il teatro, la parrocchia, l’ufficio stampa. E soprattutto la generosità di non tenerli solo per sé. Quanta gente per l’ultimo saluto: e tutti, misteriosamente, dicono di averci parlato, di averlo salutato, incontrato da poco. Perché Gianni aveva tanti amici e non ne mandava via nessuno. "Tutta questa gente è la dimostrazione di quanto fossero ricche le relazioni che aveva tessuto — continua don Sala —. Gianni è un esempio moderno di come vivere: sapeva godersi la vita ed essere profondo. Come diceva San Paolo: ‘tutte le cose sono vostre e voi siete di Cristo’. E Gianni era così".
Rita, una donna minuta che l’ha cresciuto nell’Azione Cattolica di Ravaldino, ha preso il microfono con coraggio: "Ribadiamo con fiducia: Signore, la vita non ci è tolta ma trasformata, e nulla va perduto. Ora la nostra associazione ha un angelo custode in più". Un’altra signora ha ammesso nel momento della preghiera dei fedeli: "Signore, non riesco a capire. Non capisco perché è successo". E poi è toccato al fratello Enrico: "Quante volte hai saputo darmi un consiglio, ora spero di riuscire a farcela senza di te. Eri il mio punto di riferimento, anche se non te l’ho mai detto...". È finita sulle note di ‘Laudato sii, Signore mio’, il cantico delle creature di San Francesco in musica. San Francesco era stato il primo ruolo di Gianni su un palcoscenico, quando aveva appena dieci anni. È l’ultimo saluto: e i preti, ormai senza paramenti e mischiati ai fedeli, abbracciano le facce rigate di lacrime degli amici. Fuori dalla chiesa, di fianco a un cartellone pieno di foto, si raccolgono offerte per la comunità missionaria di Villaregia, in Veneto.
Poi, alla partenza per il cimitero di Bussecchio, è scattato l’applauso. Lungo da riempire tutto corso Diaz. Più lungo e caldo di quello che si fa a un attore, figurarsi a uno che dedica il tempo al prossimo solitamente in silenzio, figurarsi a un arbitro, che va bene se non lo fischiano. Anche se a Gianni di solito facevano i complimenti. Gianni era tutte queste cose insieme e il risultato faceva molto più della somma. È il mistero che questo ragazzo dal cuore d’oro porta con sé.
Marco Bilancioni
John Fox, l'ala pivot della Jolly Colombani e della Filanto degli anni '90, è a Sportilia per il Supercamp di basketball. Il campione: "Siete nel mio cuore. Quando i figli saranno grandi vorrei tornare a Forlì"