La fiera versa in uno stato piuttosto precario. Ha chiuso il 2007 con un deficit di 100 mila euro e la previsione per l'anno in corso non lascia sperare in meglio. Vanno male 'Primavera romagnola', l'antiquariato e gli sposi. Minghini: "Paghiamo la grandeur del passato"
Forlì, 11 luglio 2008 - Tante idee per la fiera di Forlì, ma ben pochi soldi. Si può sintetizzare così la seduta della commissione consiliare in Comune, che doveva analizzare lo stato di salute dell'ente fieristico forlivese. Uno stato di salute, in verità, molto precario: nel 2007 la Fiera di Forlì ha chiuso con un deficit di 100 mila euro e la previsione per il 2008 non lascia sperare in meglio: con un 'buco' che sarà intorno ai 320 mila euro. "Il bilancio 2007 non ha conseguito il risultato atteso e questo non è frutto di eventi straordinari, ma difficoltà nella gestione caratteristica, in altre parole negli eventi fieristici", commenta il presidente della Fiera Giorgio Lombardi (nella foto).
Tra gli eventi organizzati direttamente dall'ente i giudizi negativi sono soprattutto sulla 'Primavera romagnola', "una fiera campionaria che ormai non esiste più nella nostra Regione", illustra lo stesso Lombardi. Male anche le fiere dell'antiquariato e degli abiti e oggetti per il matrimonio. Così il presidente della Fiera: "Sull'antiquariato una prospettiva interessante per il rilancio è puntare sugli arredi del razionalismo italiano, ci stiamo già lavorando per una mostra collaterale alla prossima edizione. Sulla Primavera Romagnola, invece, abbiamo siglato un accordo con la società Blu Nautilus di Rimini per provare un rilancio in chiave di fiera specializzata sul giardinaggio".
In commissione va poi in scena un'altra puntata del dissidio tra la fiera di Forlì e la società Coinè, la principale organizzatrice di eventi fieristici in città, che ha recentemente annunciato la rottura con la Fiera: "Eravamo d'accordo con loro per il rilancio della 'Primavera romagnola', abbiamo accettato le loro richieste, poi qualche giorno dopo sono venuti da me a dirmi che non ce la facevano". Per Lombardi, invece, va bene la fiera 'Old time show' (auto d'epoca): "Può fare il salto verso la ribalta nazionale".
La grande assente del dibattito è stata, invece, la 'regina' della fiera forlivese, quella Fieravicola che una volta era la principale vetrina internazionale della città, ora resa biennale. Lombardi si è limitato ad un giudizio sul "così cosi'". Dai consiglieri comunali, piuttosto che un'analisi della crisi in cui versano fiera e palazzetto dello sport annesso, sono venute tante idee per nuove iniziative: "Ritorniamo al salone dell'aviazione, che si collega alla nostra realtà locale", chiede Flavio Giunchi (Fi), trovando appoggio in Fabrizio Francia (Pd). Alessandro Ronchi (Verdi), ha chiesto invece di riprendere l'idea di Cesena della "fiera virtuale che dura tutto l'anno sul sito internet del Macfrut". Lombardi stesso ha proposto un'esposizione della caccia, pesca e raccolta funghi: "Ne esistono solo nell'arco alpino, ma tantissimi cacciatori sono qui, tra Emilia-Romagna e Toscana". Altra idea che esce dal cilindro: un rapporto con il 'Mei' (il festival delle etichette musicali indipendenti) di Faenza, per "iniziative di musica folk".
Pochi, invece, i commenti sul grave quadro della fiera forlivese. Per Francesco Aprigliano (An) "c'è da essere schifati dalla scorsa gestione, si sta tirando a campare". Pone le questioni più urgenti solo Luciano Minghini (Pd): "Che fine ha fatto la relazione con le altre fiere? A Forlì c'era una disponibilità per un'integrazione con Cesena. Ma Cesena non è stata d'accordo". E poi, sempre Minghini: "Bisogna recuperare un rapporto con Coinè e non perdere la sue manifestazioni". Ed infine, "la Regione sta distribuendo 23 milioni di euro alle fiere di Bologna, Rimini e Parma, come pensa di intervenire per le fiere più piccole come le nostre?". Conclude il consigliere Pd: "Stiamo anche pagando la 'grandeur' del passato, dobbiamo essere consapevoli di avere una fiera di provincia e non vergognarcene".
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