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SCUOLA

Precari, sarà un autunno caldo
Poche le assunzioni in vista

All’assemblea della Cgil presso il liceo scientifico tutti i nodi del precariato vengono al pettine. C'è chi festeggia i trent'anni di tempo determinato, ogni volta al minimo contrattuale. E si paventano scioperi

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Precariato scuola Forlì, 14 luglio 2008 - Arrabbiati. Metti una mattina al liceo scientifico, nella scuola deserta, senza scalpiccìo di ragazzi che corrono e campanelle che suonano. Perfido paradosso: gli studenti hanno appena conosciuto il loro destino scritto su una pagella, loro no: sono insegnanti, segretarie e bidelli. Precari, rigorosamente precari. E arrabbiati.

 

L’altra mattina, venerdì, c’era la riunione della Flc, la sigla sindacale della scuola all’interno della Cgil. Una ventina i presenti, tanti gli interventi e le domande a Nicola Garcea, responsabile provinciale Flc. Mille storie: "Una mia amica festeggia i trent’anni di precariato. Ogni volta al minimo contrattuale". "I permessi per motivi di famiglia! Noi precari non possiamo averne". Storie generalmente a mille euro al mese. Con affitto e figli. "Dobbiamo resistere a chi come il ministro Brunetta ci chiama fannulloni", dice Garcea. E c’è già chi parla di sciopero il prossimo autunno. Di sicuro il sindacato mette un punto fermo: "L’anno prossimo ci impegnamo a convocarvi una volta al mese". E qualcuno bisbiglia in sala: "Per organizzare uno sciopero".

 

Tutti i nodi del precariato. In provincia, dalle scuole dell’infanzia alle superiori, sono circa 500 le cattedre coperte anno per anno. "E sapete perché non vengono coperte con assunzioni a ruolo definitive? Perché sono classi in paesi di montagna che potrebbero chiudere, o corsi speciali che potrebbero saltare". Lo stesso discorso vale per i bidelli, le segretarie, i tecnici: le scuole non vogliono personale in sovrannumero sul groppone. Non è neppure colpa loro, poveri presidi. "Dipende tutto da una politica di tagli e non di investimenti. Purtroppo però, se non è lo Stato a rispettarci per primo è difficile che lo facciano i ragazzi o le famiglie. E questo genera un personale demotivato". E sempre più arrabbiato: "Ogni anno — lamenta una signora — non si sa esattamente quando usciranno i ruoli definitivi e non si sa neppure quando programmare le ferie. Possibile?". Possibile, e quest’estate non farà eccezione. Si saprà qualcosa di più la prossima settimana. Per ora le indiscrezioni parlano di un numero esiguo di assunzioni. "Siamo le ultime ruote del carro, e se poi osiamo dire qualcosa...". "Invece non dobbiamo rinunciare a farci sentire. E soprattutto essere uniti". "Ma chi ha il posto fisso non lotta mica al nostro fianco! Dovrebbero aiutarci".

 

C’è Antonella, che fa la segretaria, una ex proprio dello scientifico: "Il vero guaio è cambiare continuamente. Ogni volta acquisisci delle competenze che poi vanno perse quando ti mandano altrove". E intanto, tra i tagli, spunta quello ai bidelli: "I ragazzi stanno crescendo — dicono — ma noi in proporzione siamo sempre meno. La nostra paga? Circa 900 euro al mese". La loro categoria è quella del personale amministrativo: mille in tutta la provincia, più 450 precari, dieci (massimo quindici) quelli che si troveranno assunti definitivamente a settembre. Un po’ come gli studenti di una volta. Adesso, tra i rimandati a settembre ci sono anche loro.

Marco Bilancioni










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