Dato in calo negli enti forlivesi. Sindacalisti all’attacco: "Il dato è precedente alla campagna del ministro ma i lavoratori ora si sentono sotto pressione". Per i dipendenti di Provincia e Ausl numeri poco superiori al privato
Forlì, 7 agosto 2008 - "Il dottore è fuori stanza" sarà una formula ancora diffusa nei ministeri, per coprire il fuggi fuggi dal lavoro. Nelle stanze più anguste degli enti locali, il tasso di assenteismo si accosta a quello del settore privato e appare in diminuzione. Dopo le polemiche scaturite dalla campagna ‘anti fannulloni’ promossa dal ministro della pubblica amministrazione, Renato Brunetta, abbiamo preso due enti a campione, l’Ausl di Forlì e l’amministrazione provinciale. In totale sono oltre 3 mila dipendenti (2650 nella sola azienda sanitaria). La rilevazione delle assenze fatta dall’Ausl nel trimestre maggio-luglio 2008, mostra un significativo calo rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. In questi tre mesi il personale è rimasto a casa per ragioni di malattia in media 2,69 giorni, contro i 3,18 del 2007.
Le giornate di lavoro perse in totale si sono ridotte allo stesso modo: quanti hanno marcato visita con un certificato medico hanno accumulato — nel periodo preso in considerazione — 7180 assenze nel 2008 contro 8343 dell’anno prima. E allo stesso tempo va rimarcato che l’anno scorso oltre un migliaio di dipendenti non ha saltato neppure un giorno; una percentuale elevata soprattutto nel personale medico. In effetti, l’andamento delle assenze è soggetto a diverse variabili e paragonare due anni consecutivi non è sufficiente a inquadrare il fenomeno. Incidenti e malattie possono far schizzare in alto il dato di un anno o viceversa, far pensare a un gruppo di stakanovisti quello successivo. Ma la tendenza di lungo periodo sembra confermare una crescente affidabilità dei dipendenti.
Migliorano anche i dati della Provincia. Nel 2006, in piazza Morgagni si lasciava la scrivania vuota quasi 22 giorni all’anno, una statistica che si collocava al 34esimo posto nella graduatoria nazionale. Le province emiliane mostravano un tasso di assenze ancora più spiccato.
Nel 2007, i giorni lontani da pratiche, computer e telefono, sono risultati 19,5 in totale. Le malattie hanno costretto fra le mura di casa in media 8,5 giorni a dipendente (sono circa cinquecento). Tolte le ferie (29 giorni circa di media) che non possono certo essere comprese in questo ragionamento, sono le malattie la prima ragione di mancata presenza sul posto di lavoro (nel totale 4295 giorni nel corso del 2007), quindi le maternità e i congedi parentali (2524 giorni), poi i permessi (1367 giorni), infine la legge 104, che consente l’assistenza ai parenti disabili o gravemente malati: nel complesso 1036 giorni.
Un'analisi in maggior dettaglio mette in luce che sono soprattutto le assenze per maternità a incidere, consentite dalla legge alla madre nei due mesi precedenti e nei tre successivi al parto. «Se si considera che le donne sono più della metà dei nostri dipendenti, la cosa non deve sorprendere — dice Katia Briccolani, responsabile ufficio assunzioni e trattamento giuridico della Provincia — . Va aggiunto che alcuni lavoratori soffrono di gravissime patologie che li costringe a lunghi periodi di ricoveri o terapie e per questo il dato complessivo sale. Mi sembra che poco più di 8 giorni di assenza per malattia all’anno non siano certo uno scandalo. Si tratta di un’influenza a testa".
Infine uno sguardo in Regione: nel maggio del 2008 è stata raggiunta una media di poco più di 1 giornata di assenza per malattia per ciascuno dei 3058 dipendenti. In giugno la percentuale di assenza media è dello 0,96%, in leggero calo rispetto al mese precedente. "Confermo che in Regione non vi sono fannulloni. Qualche mela marcia c’è sempre, non sempre è facile individuarla, e nuoce, non solo all’amministrazione, ma ai colleghi, ai lavoratori tutti — dice Luigi Gilli, assessore al personale — . Da alcuni anni abbiamo adottato criteri di controllo sempre più stringenti, come i disciplinari di controllo su strumentazioni informatiche, accesso a Internet, telefonia fissa e mobile e una nuova regolazione su timbrature pausa pranzo".
Valeria Sansavini ha 29 anni e insegna italiano nella capitale cinese. Ci racconta di un Paese in fermento per l'avvio dei Giochi olimpici