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La pillola del giorno dopo divide medici e coscienze

I farmacisti la chiamano la 'classica richiesta notturna', ma non va confusa con la Ru486 che è il farmaco abortivo. "Altro non è che un contraccettivo orale", spiega il primario di ginecologia e ostetricia del Morgagni-Pierantoni

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pillola del giorno dopo Forlì, 25 agosto 2008 - Una media di 6 confezioni al giorno per ogni farmacia della città. Anzi a notte, visto che la richiesta del farmaco è definita dagli stessi farmacisti "la classica richiesta notturna". Parliamo della Norlevo, ovvero della ‘pillola del giorno dopo’. Non è l’unica marca, ma è quella più usata, sicuramente la più venduta. Sul bugiardino del farmaco si parla di "contraccettivo orale di emergenza, che ha lo scopo di impedire l’ovulazione o l’impianto dell’ovulo eventualmente fecondato", ma una volta iniziato l’impianto, la pillola del giorno dopo non serve più a niente. In altre parole, non si tratta di un farmaco abortivo in senso stretto (non va quindi confuso con la Ru486, il farmaco abortivo vero e proprio) perché non può interrompere una gravidanza già in atto. Perché allora la ‘pillola del giorno dopo’ provoca tante polemiche tra cattolici e laici? E ancora, perché due medici obiettori di San Giorgio del Sannio (Benevento) si sono rifiutati di prescrivere questo farmaco a due ragazze?

 

"Si tratta di un comportamento inammissibile. Lo comprenderei se venisse da un prete, non da un ginecologo. Concepisco l’obiezione di coscienza nei confronti dell’aborto, ma non della pillola del giorno dopo, che altro non è che un contraccettivo". Non usa certo mezzi termini il primario di ginecologia e ostetricia del Morgagni-Pierantoni, Gianfranco Gori, per censurare l’azione dei colleghi obiettori. "La pillola del giorno dopo è efficace solo nelle 72 ore seguenti al rapporto a rischio — spiega Gori —. Dopo non fa abortire. Chi la attacca definendola abortiva fa cattiva informazione". Di parere opposto è un altro medico ginecologo, ma di matrice cattolica, il dottor Giorgio Cicchetti: "Si chiama pillola del giorno dopo proprio perché di fatto può impedire l’impianto dell’ovulo già fecondato. Cioè, interrompere un qualcosa che è vita. Anche un ovulo appena fecondato è una scintilla di vita. Per questo capisco il comportamento dei colleghi di Benevento. E non contravviene — continua Cicchetti — al giuramento di Ippocrate: la paziente che chiede la pillola del giorno dopo è in difficoltà, ma non in pericolo di vita".

 

A differenza del caso di Benevento, nella nostra città la richiesta di prescrizione di Norlevo o farmaci simili non sembra trovare ostacoli da parte di medici obiettori. I pareri, nell’ambiente sanitario, continuano comunque ad essere divisi anche quando si assicura di voler garantire la libertà di scelta delle donne. L’unico punto sul quale si riscontra un largo consenso è che il ricorso alla ‘pillola del giorno dopo’ è sempre la soluzione d’emergenza per ragazze in difficoltà, che scontano così la carenza di educazione sessuale e di informazione su anticoncezionali e rischi di malattie a trasmissione sessuale.

Eleonora Grossi










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