Il dato inquietante è che molte persone vengono segnalate anche 3 o 4 volte per guida in stato di ebrezza o per uso di stupefacenti. Per questo il Sert ha avviato progetti di informazione nelle scuole guida e negli istituti scolastici
Forlì, 1 settembre 2008 - Mettersi al volante dopo aver assunto alcol e droghe è, purtroppo, una pessima abitudine diffusa anche nella realtà forlivese. Ogni lunedì la commissione patenti visita dalle 40 alle 50 persone trovate alla guida sotto l’effetto di sostanze stupefacenti o alcoliche. Di queste, la maggior parte, fra i 30 e 35 individui, è segnalata perché fermata con tasso alcolemico superiore allo 0,5, un numero più ridotto, dalle 4 alle 5 persone, perché ha abusato sia di alcol sia di droghe, e il restante per aver ingerito stupefacenti.
Altrettanto allarmante il numero di patenti ritirate per questi motivi: ben 1.500 nel 2007. "Ancor più preoccupante – illustra il dottor Edoardo Polidori, direttore del Sert dell’Ausl di Forlì e membro della commissione patenti - è il fatto che le stesse persone vengono segnalate anche 3 o 4 volte per guida in stato di ebrezza o per aver fatto uso di stupefacenti. Considerando che i controlli sono tutto sommato limitati, si tratta di un dato inquietante".
Data la situazione, il Sert dell’Ausl di Forlì ha messo in campo diversi progetti di informazione e sensibilizzazione. "Fra aprile e maggio – rivela Polidori - abbiamo tenuto corsi di formazione agli istrutturi di 5 scuole guida di Forlì, le più grandi, sulle tematiche legate ad alcol e droghe". Il progetto è stato portato avanti da Patrizia D’Aprile e Katia Calceglia. "L’iniziativa è nata da una richiesta delle stesse scuole guida, che hanno constatato una scarsissima percezione e attenzione, da parte dei ragazzi, circa i pericoli costituiti da sostanze alcoliche e stupefacenti – spiegano – in tutto, abbiamo tenuto tre incontri di formazione, più due in cui ci siamo recate noi nelle scuole per parlare direttamente coi frequentanti".
Un analogo programma ha riguardato gli insegnanti delle scuole superiori. "Ci sono state tre sedute in cui abbiamo affrontato con loro le problematiche legate ad alcol e droghe più una, aperta anche ai genitori, in sala Santa Caterina. Inoltre, diverse classi sono venute in visita al Sert, nella sede di via Orto del Fuoco". Per il prossimo anno, il progetto in cantiere, invece, è quello di inserire il discorso alcol e droga all’interno delle materie scolastiche: da letteratura a scienze, da filosofia, parlando del rapporto di Marx e Engels col vino, a storia, col legame fra rivoluzione industriale in Gran Bretagna e modifica del consumo di alcol, sino al diritto, proponendo lezioni sullo sviluppo degli accordi internazionali in materia di stupefacenti.
Di recente, tale questione è balzata anche ai primi posti dell’agenda del governo, con la campagna per praticare test antidroga sulle strade. "Sono perfettamente d’accordo che chi assume alcol o sostanze non debba guidare sotto il loro effetto – dichiara il dottor Polidori – ma occorre fare alcune precisazioni". La prima riguarda l’ambiguità del limite di 0,5 per le bevande alcoliche. "Molti sono indotti a pensare che l’importante, quando si guida, sia non superare tale soglia – illustra – il messaggio che ne scaturisce, dunque, non è che quando ci si mette al volante non bisogna toccare l’alcol, come dovrebbe essere, ma quanto si può bere senza rischiare il ritiro della patente". Inoltre, lo 0,5 risulta un limite arbitrario. "Non esiste nessuno studio che dimostri una differenza di condizione fra chi presenta un tasso di 0,5 e chi ha un indice di 0,8 (vecchio limite) – afferma il dottor Polidori – certo, lo 0,5 ci pone in linea con molti paesi europei, e risponde all’obiettivo dell’Oms di arrivare a un tasso uguale a zero". L’altro errore frequente è ritenere che chi oltrepassa il limite di 0,5 sia qualcuno che alza abitualmente il gomito. "La legge stessa definisce questa condizione come guida in stato di ebrezza, non si può parlare di ubriachezza – spiega il direttore del Sert – nella maggior parte dei casi, infatti, chi viene trovato con tasso alcolemico maggiore dello 0,5 non è un bevitore abituale ma qualcuno che eccede per incoscienza, superficialità, o scarsa conoscenza delle norma giuridica. Basti pensare che il 66% degli italiani, in base a una ricerca dell’Oms, non ritiene pericolosa l’assunzione di alcol".
Se per l’alcol il test risulta comunque oggettivo, diverso è il discorso per le droghe. "L’etilometro permette di stabilire esattamente qual è il tasso alcolemico dell’individuo in quel momento – commenta Polidori – nel caso delle droghe, invece, i test con saliva o urina indicano semplicemente se sono state assunte o meno sostanze stupefacenti, senza specificare però quando ciò è accaduto: potrebbe essere successo quel giorno come nei precedenti". Fra alcol e droghe si verifica così una disparità di trattamento. "Se si vuole punire solo chi guida sotto l’effetto di stupefacenti bisogna pensare accertamenti diversi, in grado di dare responsi più precisi – prosegue il direttore del Sert – in questo senso, l’unico oggettivo è quello del sangue, ma è poco pratico. Altrimenti, si arriva a sostenere che tutti coloro che usano sostanze non possono guidare, indipendemente dal fatto che l’assunzione sia avvenuta prima di mettersi al volante o nelle settimane precedenti. In questo caso, tuttavia, non si è più all’interno di un discorso relativo alla guida, ma si va oltre: da tale posizione, infatti, discende che chi ha determinati comportamenti o stili di vita non è, in base a questo unico motivo, autorizzato a guidare autoveicoli, anche se si mette alla guida in condizioni di perfetta lucidità. E qui il dibattito potrebbe ampliarsi, diventando infinito".
Forlivese, 44 anni, è stata una stella nel firmamento dei pedali in rosa: Tour de France, Giro d'Italia, nazionale italiana, dal 1982 al 1998. Dopo la pausa dal professionismo, nel 2002 è tornata al ciclismo agonistico amatoriale: ha appena vinto la Oetztaler Radmarathon