Il segretario a Bertinoro: "Abbiamo una grande base, un partito al 34% e da lì bisogna partire sapendo che per crescere dobbiamo continuare a cambiare. Il Pd ha bisogno di ritrovare una parola dimenticata, il noi: bisogna abbandonare la litigiosità per ritrovare lo spirito di squadra"
Bertinoro (Forlì), 5 settembre 2008 - Alla vigilia del suo discorso più politico che chiuderà la festa nazionale del Pd, Walter Veltroni alla Scuola di politica del partito, diretta dal politologo e deputato Pd Salvatore Vassallo, in corso a Bertinoro non manca di intervenire e di indicare la rotta da seguire dopo mesi di fibrillazioni interne: il Pd deve saper ripartire con uno slancio rinnovato e, soprattutto, deve abbandonare la litigiosità e la logica del 'mio' per lasciare il posto al gioco di squadra.
Basta con le discussioni continue, con "l'idea ottocentesca" di partito e di politica, che consiste nello stare "sempre tra di noi a discutere. C'è - ironizza - una bulimia del discutere per cui una discussione porta sempre ad un'altra discussione, mentre il discutere deve essere il mezzo e non il fine". Quindi Veltroni esorta il Partito a ritrovare "lo slancio dei primi mesi - dice - vorrei che riprendessimo quello slancio ancora più forte", anche perchè "abbiamo una grande base, un partito del 34% e da lì dobbiamo ripartire, sapendo che per crescere dobbiamo continuare a cambiare". Per farlo, però, avverte il segretario, bisogna smetterla con l'immagine di un partito che manda costantemente un messagio di sfiducia, stanchezza, incertezza, che porta gli altri a dire 'siete fragili', il che è paradossale per un partito che ha il 34%".
Basta, dunque, con "la politica che si fa tra gli stati maggiori e non per l'opinione pubblica". Ebbene bisogna ripartire da aprile, "fino ad aprile io lo vedevo il Pd, dobbiamo ripartire da lì, dal nostro futuro che sono i giovani perchè se li perdiamo per tornare ai nostri vecchi riti abbiamo finito". Veltroni assicura di stare benissimo, "a parte i calcoli renali e sono assolutamente determinato a portare avanti questo progetto di innovazione, anche perchè non ne saprei fare un altro". Veltroni sostiene che il Pd avrebbe bisogno di ritrovare una parola dimenticata, 'noi'. Sento tanti, troppi 'io', invece vorrei si ricostruisse il 'noi', cioè lo spirito solidale di squadra per il quale si sta insieme quando si vince ma anche quando si perde". Quanto al problema delle troppe voci nel partito, a volte anche dissonanti, Veltroni ironizza: "forse dovremmo fare una scuola per la formazione alla comunicazione, stando però attenti agli insegnanti che si scelgono".
Veltroni risponde anche a chi rimprovera il Pd di non essere in grado di dettare l'agenda politica: "Io ho cominciato a farlo con la proposta del voto agli immigrati sulla quale non ci sono state divisioni nel centrosinistra, mentre ci sono state nella maggioranza, tra il presidente della Camera e il presidente del Consiglio". Poi più
pragmaticamente ammette che "è inevitabile che l'agenda la faccia il Governo, è difficile anche mediaticamente rompere il muro" ma il Pd lavora in questa direzione e lo farà con la manifestazione nazionale del 25 ottobre: "Sarà strana perchè non sarà una manifestazione solo del no ma servirà a far venir fuori il nostro profilo
alternativo, il Paese che vorremmo fare".
Poi annuncia una proposta di legge che miri a togliere i partiti dalle Usl e dalla Rai. ''Separiamo la gestione dall'indirizzo, i compiti della politica da quelli della gestione amministrativa'', ha detto Veltroni, ''Ho chiesto a Salvatore Vassallo di lavorare questa estate attorno a una idea forza - ha spiegato - che farà una proposta di legge che presenterò, come primo firmatario, alla Camera. E non risparmia critiche al governo sui tagli alla scuola: "Il ministro dell'Istruzione taglia 87mila insegnanti. Disinvestire sulla scuola, è questa la soluzione? Può essere anche utile ridurre gli insegnanti, non lo so, ma a fronte di che cosa? Manca un progetto complessivo".
Forlivese, 44 anni, è stata una stella nel firmamento dei pedali in rosa: Tour de France, Giro d'Italia, nazionale italiana, dal 1982 al 1998. Dopo la pausa dal professionismo, nel 2002 è tornata al ciclismo agonistico amatoriale: ha appena vinto la Oetztaler Radmarathon