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ROCCA SAN CASCIANO

Tedaldi, la corsa è finita

L’ex ciclista è morto a 70 anni per complicazioni cardiache.  "La bicicletta - confidava Renato agli amici - è stato l’amore più grande della mia vita, il chiodo fisso della mia mente. Ecco perché non l’ho mai appesa al chiodo"

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Renato Tedaldi ciclista Rocca San Casciano (Forlì), 17 settembre 2008 - Il ciclismo è soprattutto passione, sogno, una disciplina di vita. Era questa la filosofia di Renato Tedaldi di Rocca San Casciano, morto l’altra sera a 70 anni all’ospedale San Pier Damiani di Faenza per complicazioni cardiache, dopo un’urgente operazione al cuore a Villa Maria di Cotignola il 22 agosto scorso. I funerali si svolgeranno mercoledì, con partenza alle 14.15, dalla camera mortuaria dell’ospedale Morgagni-Pierantoni di Forlì e la messa alle 15 nella chiesa parrocchiale di Rocca San Casciano, cui seguirà la tumulazione nel locale cimitero. Tedaldi lascia la moglie Dea, i figli Andrea e Sandra (madre di Giulia, la nipotina che Renato adorava) e le sorelle Rina e Maria Grazia. "La bicicletta — confidava Renato agli amici, con quella sua piacevole verve velata di malinconia — è stato l’amore più grande della mia vita, il chiodo fisso della mia mente, del mio cuore, della mia anima. Ecco perché non l’ho mai appesa al chiodo".

 

Tedaldi, nato nel 1938 nella piccola frazione di Casanova, ad un chilometro da Rocca, sogna fin da ragazzo di diventare corridore, affascinato dalle imprese di Bartali e Coppi seguite con l’orecchio appiccicato alla radio. Ma la dura realtà del dopoguerra lo costringe a lavorare nel mulino che gestisce la famiglia. Così di nascosto si allena con una vecchia bicicletta. Finalmente a 20 anni riesce ad entrare come dilettante nell’Unione Sportiva ‘Forti e Liberi’ di Forlì. E’ il 1958: Ercole Baldini diventa campione del mondo e anche amico di Tedaldi, che coltiverà sempre quell’amicizia, insieme a quella di tanti altri, compresi Pambianco e Assirelli. Sempre come dilettante, Tedaldi passa all’Edera di Santo Stefano di Ravenna, fino a quando Luciano Pezzi lo porta alla Salvarani come professionista e "buon passista con alle spalle diverse vittorie ed un futuro pieno di sogni".

 

Si sta preparando al Giro d’Italia del 1963, quando, durante gli allenamenti sui tornanti di Rocca delle Caminate, un cane gli attraversa improvvisamente la strada. Le conseguenze della brutta caduta lo costringono ad abbandonare le corse, senza perdersi d’animo. Prende allora in gestione la sala cinematografica Jolly e l’Arena dei frati di Rocca San Casciano, poi il Cursal di Castrocaro (il cinema delle Terme) e quello di Dovadola. Arrivata l’epoca della tv, con la crisi del cinema, Tedaldi sbarca alla Magniflex, un’azienda di materassi di Prato, dove lavora fino alla fine.

 

Ma la passione della bicicletta non l’abbandona mai, come conferma la moglie Dea: "Anche il giorno che l’abbiamo portato in ospedale era andato via in bici". Per tutta la vita resta legato alla Salvarani, attraverso l’amicizia con tanti campioni, fra cui Felice Gimondi e Francesco Moser. Grazie all’amicizia col dirigente Romano Cenni, diventa anche uno degli animatori della Mercatone Uno ed un grande amico e sostenitore di Marco Pantani, che porta spesso anche a Rocca San Casciano e Portico. Contemporaneamente fonda vari gruppi ciclistici, fra cui il Gruppo ciclistico dei parlamentari, con l’onorevole Monica Baldi di Firenze, il Gruppo Magniflex di Prato ed il Gruppo Ginestri di Rocca San Casciano, di cui fanno parte non solo gli amici del cuore (Gianluca Ginestri, Danilo Valentini e Gino Tassini), ma anche diversi piloti della base militare aeronautica di Pisignano. Oggi pomeriggio non solo tutta Rocca, ma anche la Romagna ciclistica accompagnerà Renato per l’ultima corsa.

Quinto Cappelli










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