Un anno e nove mesi per falso e sottrazione di corrispondenza. Le raccomandate dirottate contenevano assegni protestati. Altre quattro persone coinvolte: il postino, l’impiegata dell’agenzia di recapito e due benzinai
Forlì, 7 ottobre 2008 - Un postino, una raccomandata che scotta, una donna furiosa. È l’estate del 2004. La lettera è un assegno protestato da una banca. La donna è la moglie dell’intestatario della missiva. È imbestialita. Indomabile. Quella donna è la nuora di Loris Bassini, mister Telekom Serbia. Per l’accusa, Bassini sarebbe il reale titolare di quei quattrini diventati nulli. In sostanza: quegli assegni andati a male (una dozzina in tutto) sarebbero soldi di Loris Bassini, anche se ufficialmente intestati al figlio. Questa è la tesi del pm Filippo Santangelo. Così Bassini dirotta la posta. Se la intasca. Per evitare guai non previsti. Compreso il furore della nuora. Normali affari di famiglia?
No, se di mezzo ci sono le intercettazioni degli agenti della Guardia di finanza. Le fiamme gialle ascoltano le telefonate di Bassini, sotto inchiesta per truffa (verrà arrestato nel marzo del 2005 per il crac della sua finanziaria). Viene a galla il trucchetto delle lettere e degli assegni protestati. Affari di famiglia? No: falso e sottrazione di corrispondenza. La scia di reati scatena un’onda anomala, cinque le persone travolte: Bassini, il suo postino, l’impiegata di un’agenzia per il recapito di raccomandate convenzionata con le Poste e due benzinai, marito e moglie. Tutti condannati ieri in tribunale, come richiesto dal pm Santangelo.
I benzinai? Che c’entrano? Sono due amici di Bassini. E’ a loro che si rivolge mister Telekom Serbia: "Firmate voi le raccomandate dirette a mio figlio e poi me le girate", dice Bassini. Certo, tutto a posto. Tra amici si fa. Ma la legge è nemica se si sgarra, anche se tra amici. O addirittura tra padre e figlio: "E’ incredibile, sono stato condannato per avere preso delle lettere di mio figlio. Chi non lo fa?!", si sfoga dopo la condanna Loris Bassini. Che ha incassato un anno e nove mesi (condonati). Un anno di reclusione al postino, Liano Mordenti, nove mesi a Francesca Nicolucci, impiegata dell’agenzia convenzionata, undici mesi al benzinaio (Fiorenzo Saragoni), dieci alla moglie (Verdiana Gurioli).
Tutti gli imputati hanno pagato per il reato di falso, mentre la sottrazione di posta è toccata al solo Bassini (assolti gli altri quattro). "Era stato mio figlio stesso a chiedermi di prendere le lettere", dice Bassini. Opposta la visione del pm. "Non esistono i termini per una condanna", è la tesi concorde degli avvocati della difesa (Silvia Masotti, Alessandro Monteleone, Carlo Nannini, Filippo Poggi, Silvia Zoli). Il verdetto del tribunale (Orazio Pescatore, Luisa Del Bianco, Giorgio Di Giorgio) sposa la versione dell’accusa. E Bassini esplode: "Ingiustizia è fatta!".
Maurizio Burnacci
Polvere d'essai sugli appuntamenti musicali del venerdì al club forlivese. Blues, rock, progressive, funky, jazz. Si comincia il 10 ottobre con i Savoy Brown