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Iper, atto finale: l’inchiesta è chiusa

La Procura di Forlì tira le somme dell'indagine sul presunto abuso edilizio del centro commerciale. Restano cinque gli indagati per i quali nelle prossime settimane ci sarà la richiesta di rinvio a giudizio

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Iper di Pieveacquedotto (foto Sabatini) Forlì, 6 novembre 2008 - Tre date, tre giorni, che disegnano un destino. Partiamo dall’ultimo riferimento temporale, quello di oggi: l’indagine sull’Iper di Pieveacquedotto, che per la Procura della Repubblica sarebbe un ciclopico abuso edilizio, è ufficialmente chiusa. C’è la firma del sostituto procuratore Alessandro Mancini. D’ora in poi la trafila seguirà i binari classici della procedura penale: nelle prossime settimane ci sarà la richiesta di rinvio a giudizio degli indagati e quindi la richiesta di fissazione della data dell’udienza preliminare (sempre del pm Mancini).

 

Ultima tappa prima dell’eventuale processo; ma se i coinvolti saranno da considerare passibili di una condanna o meritevoli di un’assoluzione lo stabilirà il giudice. E questo accadrà probabilmente all’inizio del 2009. Tre date, tre giorni, che scandiscono il destino della futura (o ipotetica) shopping-city della Fiera; le altre due date sono 24 settembre 2007 e 25 gennaio 2008. Sono i giorni in cui i carabinieri si presentano in via Punta di Ferro, alle falde del cupolone di cristallo, per apporre i sigilli della magistratura sull’intera struttura. La prima volta l’ordine è dell’allora capo della procura Marcello Branca e del pm Mancini. La seconda è del giudice per le indagini preliminari Rita Chierici. Per la legge l’area è da ‘fettucciare’: sono serviti migliaia di metri di banda biancorossa targata ‘carabinieri’ per abbracciare tutto quanto (quasi 90mila metri quadri, compresi i parcheggi).

 

Operazione necessaria per rendere inaccessibile quel luogo oggetto di un presunto reato. Commesso, dice l’accusa, da cinque persone. Le stesse che risultano ora nell’atto di chiusura delle indagini: Romeo Godoli, presidente della società proprietaria dell’area (l’Immobiliare Punta di Ferro srl, all’epoca dell’esplosione dell’inchiesta, controllata, prima che abbandonasse il campo, da Conad); l’architetto Riccardo Bacchi, direttore del cantiere; Fabrizio Davoli, reggiano, amministratore della Coopsette, la ditta che ha eseguito le opere ritenute difformi rispetto all’accordo di programma tra le parti in causa; poi i due direttori dei lavori che si sono alternati nel tempo, Caterina Panciroli e Alberto Zenna. Tutti devono rispondere di abuso edilizio in base all’articolo 44 del Testo unico dell’edilizia (Dpr 380 del 2001).

 

Come s’è potuto concretizzare il maxi-abuso di un centro commerciale di quelle dimensioni pianificato da anni? E’ una delle domande che il pm Mancini riservò anche al sindaco Nadia Masini, sentita come persona informata sui fatti durante l’inchiesta. "Io non so nulla", fu la replica della Masini. Macchina indietro. Estate 2006: la ditta incaricata dei lavori (Coopsette di Reggio Emilia), in attesa del via libera alla variante del prg (fissato per l’anno dopo, settembre 2007) che sancirà l’espansione dell’iper commerciale (da 14.500 a 21.500 metri quadri), prende la scorciatoia e dà il via alle ruspe. Bisogna fare in fretta. L’affare è succoso. Plurimilionario. Crescono plinti, scorre il cemento. L’edificio, colossale, prende forma.

 

Parallelamente, oltre i muratori che sudano, sudano pure i dirigenti della società, per cercare di arrivare a quella firma di allargamento a 21mila metri quadri. Ma sono regolari, quei lavori? No. Proprio per evitare eventuali scorrettezze, era stato sottoscritto un accordo di programma col Comune, che prevedeva una commissione di vigilanza sulla regolarità dell’intervento. Nessuno però segnala alcuna irregolarità. I muratori continuano a sudare. Settembre 2007: i Verdi denunciano la violazione, le carte arrivano prima ai vigili urbani e poi in Procura. A pochi giorni dalla meta (la variante del prg, in agenda entro breve) il fiero cupolone dell’Iper della Fiera declina la sua luce diamantina. Il 24 tutto viene sequestrato. Comincia il calvario. Quando finirà? 
 

Maurizio Burnacci










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