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ELEZIONI AMERICANE

Obama boys alla forlivese:
"È l’uomo del futuro"

La lunga notte presidenziale l'hanno passata al Madamadorè, aspettando tra birra e piadina di ascoltare il primo discorso del neoeletto da Chicago. E dicono: "Vedrete, il cambiamento ci sarà davvero in tutto il mondo"

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Giovani forlivesi per Obama Forlì, 6 novembre 2008 - Gli Obama boys di Forlì erano disposti ad aspettare le quattro. Il giorno dopo c’è il lavoro, l’università, ma il momento storico era la notte del supermartedì. Hanno aspettato tra birre, patatine e qualche piadina, al Madamadoré di viale Spazzoli: la lunga notte delle presidenziali americane.

 

"Vogliamo sentirlo nel discorso che farà da Chicago — hanno esclamato entusiaste Petra e Leonie, studentesse tedesche a Forlì per l’Erasmus —, e siamo molto contente di essere qui". La generazione Obama ha preso possesso piano piano del locale, occhi alle news che scorrono sullo schermo. Giovani, universitari, nell’era di You Tube. "Abbiamo ritrovato lì i dibattiti con McCain". Impegnati: studiano Interpreti e Traduttori, e apprezzano dalla viva voce le parole del primo presidente nero degli Stati Uniti. Studiano Scienze internazionali e dicono: "Vedrete, il cambiamento ci sarà davvero in tutto il mondo".

 

La serata comincia con un intervento di Roberto Balzani, candidato alle primarie del Pd e padrone di casa. Poi alcuni film americani: "Avevamo pronti JFK, Farheneit 9/11, Hollywood Party — spiega Franco, che controlla il monitor della sala —, ma ormai ci siamo lanciati con la diretta di RaiNews 24. Faccio zapping su internet". Lancia lo speciale elettorale della Cnn, una gag di Maurizio Crozza, un pezzo dei Coldplay. Arriva gente. "L’abbiamo pensata come una serata tranquilla, si entra, si esce, si torna, si mangiano patatine. Restiamo fino alle 6, vogliamo essere sicuri di esultare. Come, per chi? Per Obama!", spiega Sara Samorì (nella foto con un cartello su cui c’è scritto ‘I have a dream’), organizzatrice dell’evento insieme a Ennio Bonali.

C'è Sarah, 19 anni, canadese di Ottawa: "Che strano sentire parlare della politica americana in italiano...". Avrebbe anche potuto votare, per via della mamma newyorchese: "Non l’ho fatto, non mi interessa, ma Obama mi è simpatico". Anche Davide appoggia il bicchiere di birra e racconta: "Sono di Siracusa, ma mia madre è di Cleveland. Lei ha votato per posta, a me non è arrivato il modulo da compilare, nel 2004 invece scelsi Kerry. Noi siamo per Obama". Arrivano le proiezioni: in Ohio (lo stato di Cleveland) il candidato democratico è in vantaggio. «I miei zii, i miei cugini sono là. Sono una famiglia di tradizione repubblicana, che però stavolta si è spaccata. Vogliamo cambiare: mia nonna non ce la fa più, i soldi per gli anziani sono sempre diminuiti con Bush». Arrivano i dati della Florida: Obama davanti a McCain anche lì. "Lì Barack non è favorito". E invece...

 

La febbre sale: "È così anche nei nostri paesi", giurano Anikò e Anna, un’ungherese e una polacca. Emanuele, Andrea e Alessandro, studenti di Interpreti, si mettono comodi sul divano: "Sarebbe una svolta culturale se vincesse Barack". Loro hanno ascoltato i discorsi dei candidati: "Obama sembra davvero un messia — dice Alessandro —, però ha una visione globale, a differenza di McCain". "La Palin invece è allucinante e basta", ride Andrea. Vittorio ha anche una spilla ufficiale con scritto ‘Obama 08’: "Me l’ha portata un amico da New York. Basta con l’America autoritaria, siamo qui per voltare pagina". "E’ giovane, nuovo, di rottura. L’uomo della democrazia", per Stefano, Nicola e Gaspare.

Ore 3.30: restano gli irriducibili. «Resisto in qualche modo», dice Franco alla consolle. Virginia, Pennsylvania, Maryland sono diventati nomi ormai familiari. La conta delle schede sorride agli Obama boys. La notte del supermartedì è anche la loro notte.

 

Marco Bilancioni










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