L’assessore regionale Giovanni Bissoni respinge l'idea del ridimensionamento dell'ospedale forlivese. Nel Cesenate andranno le funzioni avanzate di Area vasta: "Certi servizi sanitari hanno bisogno di bacini più grandi"
Forlì, 21 novembre 2008 - I vertici regionali e locali della sanità chiudono il discorso su Anatomia Patologica. Andrà a Pievesestina. Mentre l’ipotesi di una Ausl unica per la Romagna è respinta da Giovanni Bissoni, assessore regionale alla Sanità. L’occasione per tornare su una vicenda molto dibattuta è stata la presentazione dell’atto di indirizzo e coordinamento per il prossimo piano triennale di zona, il piano che organizza tutti gli interventi di natura sanitaria e socio-assistenziale nel territorio forlivese.
Bissoni ha voluto prima specificare che non si andrà a un ridimensionamento dell’ospedale di Forlì, come invece sostengono da mesi i rappresentanti del centrodestra. "L’Area vasta nasce come esigenze di tutte le Ausl: ci sono servizi sanitari e di logistica che per essere funzionali hanno bisogno di bacini più grandi". Ma nonostante questo, ha precisato l’assessore, "nessuno in Regione sta pensando ad un’unica Ausl della Romagna". Niente azienda unica, ma collaborazioni "che non nascono come una sovrapposizione della Regione, ma da una scelta delle quattro aziende sanitarie, dove nessuno dei quattro territori si deve sentire ospite". L’esempio da seguire sarebbe quello dell’Istituto di ricerca sui tumori di Meldola, l’Irst. "Rappresenta un miglioramento dei servizi — secondo Bissoni — con nuovi equilibri, ma senza chiudere o togliere niente agli altri reparti di oncologia in Romagna".
Il trasloco a Pievesestina dei laboratori di Anatomia Patologica è stato criticato duramente da alcuni chirurghi. "Una parte di servizi, quelli che lavorano a stretto contatto con le sale operatorie, resteranno a Forlì — ha assicurato l’assessore regionale — ma tutto ciò che Forlì faceva per l’area vasta andrà a Pievesestina". Il problema, ha ammesso lo stesso Bissoni, "nasceva dal fatto che all’ospedale Nuovo Morgagni si faceva qualcosa in più rispetto alle altre Ausl e che, visto la vicinanza, si ipotizzava un trasferimento più consistente". In conclusione: a Pievesestina andranno le funzioni avanzate di Area vasta, mentre le quattro Ausl a livello locale resteranno tutte allo stesso livello.
Un altro forte sostenitore dell’Area vasta si è rivelato l’oncologo Dino Amadori, direttore scientifico dell’Irst di Meldola: "Il laboratorio centralizzato è un’opportunità di alta tecnologia, piuttosto che laboratori sparpagliati sul territorio". Anzi, Amadori ha proposto di inserire nella struttura cesenate anche il "laboratorio di farmaco-genomica, un punto di riferimento a livello nazionale e anche molto redditizio". A difesa del progetto di Area vasta è intervenuto anche il sindaco Nadia Masini: "In questo quadro facciamo le scelte più importanti per le eccellenze, mantenendo però la prossimità al territorio e le stesse eccellenze dove già si trovano e hanno sviluppato professionalità. Sembra un discorso astratto, ma è il modo che abbiamo per rafforzare l’alta qualita", ha continuato il primo cittadino.
Sulla stessa linea Claudio Mazzoni, direttore generale dell’Ausl di Forlì. "Dobbiamo liberarci di certe paure e guardare il sistema nella sua complessità — ha sostenuto — . L’area vasta è una grande opportunità di sviluppo: non taglia niente ai territori, ma permette di fare grandi investimenti che singolarmente le singole aziende non riuscirebbero a fare: quando fai un’alleanza, poi, metti in comune anche la tua sovranità, ma questo non deve essere un problema".
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