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L'ANAGRAFE DEGLI ELETTI

Il ricambio ? A passo di lumaca

L'età media della classe politica forlivese sembra rientrare perfettamente nelle statistiche nazionali. In Provincia sfiora i 55 anni, la seconda più vecchia in Regione. Va meglio in Comune dove il dato si attesta intorno ai 48 anni

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Giunta comunale (foto Sabatini) Forlì, 8 gennaio 2009 - L’esperienza in politica conta. Capacità, competenze e senso della cosa pubblica non si improvvisano. Lo scenario italiano però appare cristallizzato. La metà dei leader politici nazionali ha più di 71 anni, solo il 30% negli altri Paesi europei ha tale età; nel 2006 oltre i tre quarti dei parlamentari è stato ricandidato, un terzo dei ‘trombati’ ha trovato un comodo paracadute in enti locali o munipalizzate. Se questo è il quadro che emerge dal Rapporto Luiss 2008 dal titolo ‘Generare classe dirigente’, il dettaglio di Forlì vi si inserisce a pieno titolo.

 

Posto che l’anagrafe di per sè non è un valore, alcuni dati numerici vanno considerati: fra i consiglieri provinciali l’età media è di 54,6 anni, in regione solo a Piacenza sono più vecchi. Va meglio in Comune: gli eletti hanno 48,2 primavere, appena al di sotto della media emiliano-romagnola. Le statistiche del Nord Italia, secondo un’inchiesta del Sole 24 Ore, indicano la stessa tendenza: più si avanza nell’ordine gerarchico (Comune, Provincia, Regione), più si trovano persone attempate. Il peso dell’età si avverte maggiormente se dai consigli si passa alle giunte. Gli amministratori di piazza Morgagni si attestano sui 51 anni di media, quelli di piazza Saffi salgono a 54,6. In ogni caso, potere ai cinquantenni.

 

Nel consiglio comunale siede Leo Matteucci (Rifondazione comunista), che con i suoi 84 anni da compiere a giugno, è il decano fra tutti i rappresentanti del centro nord. Una maturità anagrafica che non si accompagna, nel caso di Matteucci, con quella politica, visto che è stato eletto per la prima volta nel 2004. In quella occasione, assieme a lui, si è tuttavia affacciata alla ribalta una classe di giovani che sta cercando di farsi largo. Oggi il più giovane è Riccardo Tampellini (Nuova Romagna), che ha compiuto in ottobre 27 anni. Di appena pochi giorni precede Gabriele Gugnoni (Udc), mentre Alessandro Ronchi (Verdi) ha 28 anni e Vincenzo Bongiorno (An) uno in più. I ‘baby consiglieri’ sono anche gli unici esponenti del proprio gruppo.

 

Ma nel complesso gli under 40 sono in aumento: Andrea Avellone, Alessandro Castagnoli, Francesco Casadei Gardini, Paolo Farneti, Tatiana Gentilini, Enrica Mancini, Cristian Manucci, Giulio Marabini. Marco Valentini ha appena superato la fatidica soglia. Un caso a parte poi merita Luciano Minghini che compirà 40 anni il prossimo 31 luglio, ed è uno dei più giovani presidenti di consiglio comunale in Emilia-Romagna. Il punto semmai è capire quanto spazio si stanno prendendo le nuove leve. Per ora l’unico ad avere un ruolo di primo piano è Castagnoli, segretario provinciale Pd.

 

Sull'altro versante, c’è un quartetto che ha fatto il suo esordio in consiglio comunale nel 1975. Sono Romano Baccarini, all’epoca esponente della Democrazia Cristiana, Palmiro Capacci, oggi assessore all’ambiente che appena ventenne fu nominato consigliere per il Pci, il sindaco Nadia Masini e Flavio Giunchi: l’attuale vice presidente del consiglio comunale sedeva già nella Sala del Bibiena a metà degli anni Settanta, in forza all’Msi. Cinque anni dopo è stata eletta per la prima volta Loretta Bertozzi, che dal 1995 riveste l’incarico di assessore ai servizi sociali. Nel 1985 è stato nominato consigliere anche Gabriele Zelli, cui fu affidata subito la delega alla cultura.

 

Alla stessa generazione appartiene Lodovico Buffadini, eletto per la prima volta nel 1985, in qualità di giovane alfiere del Pri. Dopo essere stato membro e quindi presidente del comitato dei garanti dell’Usl, fra la fine degli anni Ottanta e i primi Novanta, Buffadini è diventato assessore nel 1999. Il consenso è sempre arrivato dai cittadini, ma le segreterie dei partiti hanno operato una ‘scrematura’ preventiva. Oggi i giovani fanno politica con altri mezzi, utilizzano linguaggi e strumenti nuovi, come i blog. E il meccanismo delle primarie comincia a suggerire una selezione con criteri diversi.

Fabio Gavelli










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