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LA PROPOSTA DI AN

"Via i kebab dal centro come a Lucca"
Ma i commercianti sono perplessi

Chiesta un’ordinanza contro i negozi etnici. I dubbi delle associazioni di categoria: "Meglio cambiare il piano regolatore". In base alle regole della città toscana, non si dovranno vendere fra le mura anche pizze al taglio e fast food

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Un negozio di Kebab (foto Rossi/Radaelli) Forlì, 28 gennaio 2009 - Troppi kebab, via i negozi etnici dal centro storico. La delibera adottata dal Comune di Lucca (maggioranza Pdl) fa discutere. Alleanza nazionale chiederà di copiare lo stesso provvedimento a Forlì. "Se la nostra proposta sarà accolta, oltre a impedire l’apertura di nuovi ristoranti etnici e salvaguardando così la cucina italiana e romagnola - sostiene Alessandro Spada, coordinatore di An-Pdl - si potrà rivalutare concretamente l’intero centro storico della città, puntando sulla bellezza, sull’accoglienza e responsabilizzando i titolari dei locali esistenti". Va aggiunto che in base alle regole della città toscana, non si vedranno più fra le antiche mura anche vendite di pizze al taglio, fast food e altri locali che vendono ‘cibo di strada’.

 

E’ di grande attualità anche a Forlì il tema del decoro dei pubblici esercizi e del comportamento dei clienti all’esterno dei locali. Un problema affrontato in altre occasioni, ma le associazioni di categoria sono scettiche sulla possibilità di risolverlo a colpi di ordinanze.
"Mettere un ‘bollino’ comunale ai locali stabilendo chi può aprire e chi no? Mi lascia dubbioso - dice Giancarlo Corzani, segretario della Confesercenti - . Il punto è evitare le eccessive concentrazioni e intensificare i controlli. Il Comune potrebbe individuare strade di pregio e decidere che si possono aprire solo esercizi omogenei, magari vietando le licenze miste. Notiamo che ai consumatori piace stare nei tavolini all’aperto, per aperitivi o altro, i centri storici devono vivere soprattutto al piano terra. E un centro dove ci sono solo trattorie tipiche si presta al rischio di un ulteriore spopolamento".

 

Luciano Santarelli, direttore di Confcommercio, ricorda una proposta della sua associazione risalente ai primi anni Novanta e rimasta lettera morta. "Bisogna inserire due righe nel piano regolatore, che si vieti di cambiare la destinazione commerciale dentro il centro storico. Purtroppo non si è fatto e ora in corso della Repubblica andrà via una profumeria e arriverà un’altra banca. Quello che accade in via Regnoli e nella galleria Mazzini è una ghettizzazione, che è il contrario dell’integrazione".

 

Ma quali poteri in concreto hanno le attualità per negare una licenza commerciale? "Molto ristretti - continua Santarelli - . Bisogna allora agire sul versante dei proprietari degli immobili, a partire dalla case, che hanno la loro parte di responsabilità, e fare più verifiche sulle norme igieniche. Infine ci vorrebbe un assessorato che seguisse questi problemi specifici".

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