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CIBI ETNICI NEL MIRINO

Ma il kebab ormai non è più straniero

La polemica di An  sembra non avere effetti sui numerosi clienti abituali, tanti giovani, italiani e stranieri. Un consumatore: "Non riesco a capire dove sta il problema di questi posti. L’importante è che siano puliti e in ordine"

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Negozio di kebab nella galleria Mazzini (foto Sabatini) Forlì, 30 gennaio 2009 - "Qual è il problema? Se a qualcuno non piace il kebab, non venga qui a mangiarlo. Punto". Ha le idee chiare Islam Rashedul che da 9 mesi gestisce il piccolo locale sotto galleria Mazzini, aperto da 5 anni. "Mediamente vendo fra i 50 e 70 kebab tradizionali al giorno — spiega il commerciante bengalese — insomma il classico panino pieno di carne e verdura un po’ piccante. Finora non ho mai avuto problemi particolari tanto che non ho preso nessuna multa. I clienti? Metà italiani e metà stranieri, molti i giovani".

 

Sembra essere passata solo come una leggera brezza sui consumatori abituali di kebab la polemica divampata sulla proposta di An di vietare la vendita di cibi da asporto, in particolare etnici, rimbalzata sotto i riflettori dei media a seguito dell’ordinanza fatta dal comune di Lucca. "Certo che viviamo nel paese delle contraddizioni — commenta Gennaro Izzo che è venuto a mangiare insieme al figlio Alessandro — Non riesco a capire dove sta il problema di questi posti. L’importante è che siano puliti e in ordine. Io lavoro in zona e vengo 2-3 volte la settimana a pranzare qui nella pausa del lavoro. Mi trovo bene e il panino è buono". Il figlio annuisce con un sorriso.

 

"Oggigiorno pranzare frequentemente fuori è diventato inconcepibile se uno non ha tanti soldi — dice un immigrato marocchino — Qui bastano tre euro e mezzo per un kebab, se bevi aggiungi solo un euro. Insomma, costa poco ed è buono". Islam non sta fermo un secondo, all’una è un via vai continuo di gente che entra ed esce in pochi minuti con un grosso panino in mano. Soddisfatti. Ragazzi italiani e africani per lo più. La carne del kebab è mista: 60% vitello e 40% tacchino. Il costo è di tre euro e mezzo praticamente ovunque, anche nei due locali di via Giorgio Regnoli dove, però, sembra esserci meno voglia di parlare di questa vicenda.

 

Bocche cucite o quasi: "Non sappiamo niente, nessun problema qui da noi, la qualità è buona". Nel solo centro storico sono sei complessivamente i negozi di kebab. "Purtroppo abito a pochi metri da uno di questi locali — sottolinea una donna — e devo dire che spesso si sente anche dalla mia finestra un odore poco gradevole. Cosa posso fare? Devo solo sopportare: una volta ho telefonato ai vigili ma non sono neppure venuti a vedere".

Matteo Alvisi










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