L'invaso è la principale fonte di approvvigionamento dell’Acquedotto della Romagna e potabilizza 2000 litri al secondo. In questi giorni la diga sta tracimando garantendo uno spettacolo di impareggiabile fascino
Forlì, 6 febbraio 2009 - Oltre l’80% dell’acqua distribuita nella provincia di Forlì-Cesena proviene da Ridracoli. Mentre la diga di Ridracoli da alcuni giorni sta tracimando, garantendo così uno spettacolo di impareggiabile fascino ai molti visitatori che decidono di salire in visita, Romagna Acque - Società delle Fonti spa, che dal primo gennaio di quest’anno gestisce tutte le fonti idriche del territorio romagnolo, rende noti i dati relativi alle fonti utilizzate per la distribuzione idrica nella provincia di Forlì-Cesena nel corso del mese di gennaio 2009.
Mediamente, nel corso del mese appena trascorso, Ridracoli – la principale fonte di approvvigionamento dell’Acquedotto della Romagna, sia come quantità dell’invaso che come qualità dell’acqua – ha potabilizzato circa 2000 litri al secondo, ovvero il massimo possibile in situazioni normali. Nel territorio della Provincia di Forlì-Cesena, nel mese di gennaio, l’acqua proveniente da Ridracoli ha rappresentato l’80,22% dell’acqua complessiva distribuita (730 litri al secondo sui 910 complessivi).
Entrando nel dettaglio, nella città di Cesena l’acqua di Ridracoli ha rappresentato addirittura l’86,50% dell’acqua distribuita; il restante 13,50 proviene dall’unico dei pozzi cesenati (su 8) oggi attivo, che distribuisce 27 litri al secondo sui 200 complessivi. Il pozzo in questione è prioritariamente al servizio dell’azienda Avicoop (del gruppo Amadori), che quindi utilizza la grande maggioranza della risorsa; l’acqua restante viene miscelata con quella di Ridracoli esclusivamente per evitare sprechi di risorsa idrica e di energia.
Ragionamento analogo vale per la città di Forlì. L’acqua distribuita all’interno del territorio comunale proviene in questo caso da Ridracoli al 78,57% (220 litri al secondo su un totale di 280); il 21,63% restante proviene dall’impianto di Montaspro (nella zona dell’aeroporto), che lavora oggi al minimo di portata consentita (cioè 60 litri al secondo). L’impianto lavora al minimo di portata perché una sua completa disattivazione comporterebbe – in caso di ulteriore riattivazione – costi ingenti, con spreco di risorsa e di energia, nonché la sostituzione dei prodotti necessari per la potabilizzazione.
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