La Lube ha rischiato di lasciarci la pelle al Palafiera, contro i super Haldane e Tuba. Poi il brasiliano si è infortunato e Macerata ha avuto modo di portare a casa una partita che si faceva piuttosto complicata
Forlì, 23 febbraio 2009 - L’urlo spacca il Palafiera. E dopo s’alza un silenzio assordante, il silenzio di chi sa che è tutto finito: si rompe Tuba e con lui va in pezzi la rimonta di Forlì. Addio Yoga, respira la Lube, lieta di acciuffare una partita che si stava complicando. La banda di De Giorgi approfitta delle amnesie trentine di Cuneo appaiando i piemontesi al secondo posto, ma rivincere in trasferta dopo due mesi non significa necessariamente essere guariti.
A Forlì la Lube ha rischiato di lasciarci la pelle, per sua grazia la pistola era nelle mani di una Yoga tremante, comunque dal cuore grande, sorretta da un super Haldane e da Tuba finché il brasiliano non s’è azzoppato (probabile strappo ad una coscia), ma tradita in attacco da Molteni (acciaccato) e Patriarca: 10 punti il primo col 30%, 5 il secondo col 23%. De Giorgi è stato costretto ad improvvisare, da buon jazzista: ha dovuto fare a meno di Corsano (spalla lussata sabato), ha preferito Saraceni al gioiellino Martino, e con ragione. Ma a salvarlo è stato il solito Omrcen (31 punti). È vero, il rigore che valeva il 3-0 l’ha sbadilato fuori lui, ma il quarto set il croato se l’è cucinato da solo.
Il primo set è stato monotono. Subito Omrcen, con tre ace consecutivi, ha scavato il fosso alla Yoga, sbalestrata dalle stravaganti scelte in regia di Redwitz, tanto che ad un certo punto Molducci ha reinserito al suo posto il redivivo Bellini, non togliendolo più. E quando Haldane afflosciava in rete il 22-25 per la Lube, tutto pareva già finito. Invece nel secondo set la partita cambiava: Bellini usava molto i centrali, Haldane lo ripagava. Un ace di Haldane inceneriva Swiderski e stampava l’11-9 Forlì e quando Bellini murava Saraceni la Yoga volava sul +3. Vermiglio, in confusione, lasciava il posto a Monopoli. Tuba era regolarissimo, Di Franco sbatteva la porta in faccia Swiderski murandolo per il 23-21, il Palafiera ribolliva. Mancava poco, ma Lebl accorciava e poi Patriarca riusciva a farsi murare da Monopoli (1.83): 23-23. La Yoga sprecava un setpoint e una timida pipe di Molteni si infrangeva sulle mani di Rodrigao, lesto a murare anche Tuba e regalare il 2-0 alla Lube.
Finita? Pareva di sì, sul 22-20 per Macerata nel terzo set molti spettatori forlivesi pigliavano cappello, cappotto e andavano via. E si perdevano il più bello, perché Omrcen scaraventava fuori il più comodo dei matchball, 24-24, prendendosi anche il muro di Haldane subito dopo. Cogli l’attimo, e Forlì lo coglieva: due muri consecutivi di Tuba e Haldane e il parziale era forlivese, 27-25. Si può fare, ma come Veltroni la Yoga s’arrendeva subito: sul 2-4 del quarto crollava Tuba e Omrcen non sbagliava più. E la Yoga sentiva l’alito di Padova, in arrivo a Forlì per tentare l’aggancio.
TABELLINO
YOGA 1
LUBE 3
(22-25, 25-27, 27-25, 16-25)
YOGA FORLì: Henno (L), Molteni 10, Bendi (L), Tuba 19, Haldane 12, Redwitz, Di Franco 9, Casadei 7, Bellini 2, Patriarca 5, Bozko. Non entrati Loglisci, Dolfo. All. Molducci.
LUBE BANCA MARCHE MACERATA: Lebl 11, Giovi (L), Vermiglio 4, Bartoletti, Saraceni 11, Monopoli 1, Santana 11, Omrcen 31, Swiderski 9, Podrascanin. Non entrati Snippe, Martino. All. De Giorgi.
Arbitri: Bartolin e Satanassi.
Note — Durata set: 31’, 30’, 28’, 28’; tot: 117’. Spettatori 1800, incasso 5500 euro.
Andrea Degidi
Il poeta contadino ospite a Forlimpopoli per ricevere il riconoscimento. Personaggio simbolo del mercato agricolo a km zero, detta la sua ricetta: "Cibo locale, possibilmente biologico, ma soprattutto buono"